Month: September 2017

 Gianni De Biasi me plis

Gianni De Biasi ritorna a Brescia: «Baggio e Albania, le mie imprese»
l’allenatore Gianni De Biasi, risponde alle domande di Ricky Barone.
di Andrea Croxatto

Ci parli dell’uomo che ha vinto la sfida impossibile con la nazionale albanese.
«Non saprei chi sia quest’uomo, forse un marziano, chissà – scherza (ma non troppo) De Biasi -. In effetti con l’Albania ho raggiunto un traguardo che all’inizio sembrava davvero impossibile, e cioè portarla agli ultimi Campionati europei, sfidando ogni pronostico. Ho provato una sensazione meravigliosa».

Però di recente ha dato le sue irrevocabili dimissioni. Perché questa scelta?
«Avevo capito che si era chiuso un ciclo, così ho pensato di andarmene nel miglior momento possibile, non certo per la crisi di risultati, in un girone dove Spagna e Italia stanno dominando senza rivali. Credo che il nuovo allenatore Cristian Panucci possa lavorare seriamente».

Cosa può consigliargli?
«Io e Cristian ci siamo più volte confrontati e posso solo dirgli di andare avanti per la sua strada e di lavorare con serenità, senza strafare e bruciare le tappe».

Aveva pregiudizi sull’Albania?
«La prima sera in albergo ho messo la sedia davanti alla porta della camera per paura di essere derubato. Oggi lo dico sorridendo, perché col passare del tempo ho imparato ad amare gli albanesi: lì ho visto poca violenza, al contrario di alcuni ricchi Paesi occidentali».

Quali altre imprese impossibili vuole ricordare mister De Biasi?
«Ricordo quando presi la panchina del Modena, in quel momento ultimo in classifica, e lo portai subito dalle serie C alla serie A, raggiungendo infine la salvezza nella massima categoria con un gruppo di ragazzini già uomini».

A proposito di grandi uomini…Roberto Baggio?
«E’ stato un onore essere il suo ultimo allenatore. Baggio aveva diversi problemini fisici, eppure rimase sempre un fuoriclasse».

Zeman ha detto: «Tutti si baciano la maglia, ma la maggior parte recitano».
«Difatti sono cambiati i valori. Oggi contano i soldi e l’immagine».

Senza contare i tatuaggi, moda che ha omologato tutti. Anche lei?
«Assolutamente no, né io né i miei familiari. Magari siamo noi quelli “non” normali”».

/brescia.corriere.it/

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E pabesueshme por e vërtetë! Të gjithë jemi rritur duke parë në skenën e Portokallisë aktorin e mirënjohur, një personazh shumë i dashur per te gjithe publikun e Portokallise
Florian Binaj na u prezantua 13 vite më parë me rolin e policit, ose më saktë të Kol Frakushës, një personazh ky shumë i dashur për fansat e tij. Më pas Florin e pamë të imitonte deri në perfeksion edhe Kryeministrin e Shqipërisë, Edi Ramën, e sigurisht që nuk mund të harrojmë as rolin e tij tek “Atentatet” ose më saktë askush nuk e harron batutën e famshme, “E mbaj mend si sot kur ika në Belgjikë me not”.
Viteve të fundit ai na ka bërë të shkrihemi së qeshuri së bashku me Irgen Çelën ose ndryshe Xhodën, të cilët u shfaqën në Portokalli si babë e bir. Batutat e tyre përveç se shumë gazmore, i dëgjonim kudo shkonim.

Këto e shumë role të tjera të Florit na kanë mbajtur të mbërthyer para televizorit për vite me radhë, por vetëm pak më parë burime brenda Portokallisë” kanë treguar për Blitz.al se Florian Binaj nuk do të jetë më pjesë e kastit të aktorëve.
Arsyet nuk bëhen ende të ditura, por ajo që dimë me siguri është që personazhet e sipër përmendur të interpretuara prej tij do t’i mungojnë këtë sezon Portokallisë.

Florian Binaj është diplomuar për pikturë, por aftësitë e tij aktoriale kanë qenë të padisktueshme.

Ky lajm bëhet me dije pak muaj më parë se dorëheqjen nga Portokallia do ta jepnin edhe dy aktorë të tjerë të njohur si Bes Kallaku dhe Erion Isai dhe ky lajm rezultoi mëse i vërtetë. Me largimin e Binaj, Portokallia humb kështu një tjetër emër shumë të rëndësishëm të tij./Blitz.al

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Negli ultimi anni, il Paese balcanico si è conquistato una sua platea turistica, dopo il lungo black out da regime. Ma è nel 2017 che gli italiani sembrano averlo scoperto definitivamente. I numeri sono da piccolo boom. Scopriamo i suoi segreti
Anni fa chi viaggiava nella penisola balcanica doveva girare attorno all’Albania per proseguire. Oggi, in questo Paese che si è lasciato alle spalle un regime comunista di 46 anni che l’ha isolato dal resto del mondo, scopriamo una meta turistica. La vicinanza, il mare che specchia quello della Puglia e il costo contenuto della vita hanno convinto 182mila italiani da gennaio a luglio 2017 a passare le vacanze nella Terra delle Aquile, il 56% in più rispetto allo scorso anno. Le mete balneari del Sud, Saranda per prima, sono le predilette e le più affollate in alta stagione. Così come rientrano nei percorsi dei viaggiatori il sito archeologico di Butrinto e le città Argirocastro e Berat, che tanto custodiscono e raccontano del passato. Il Nord invece è meno esplorato. Eppure regala scenari naturali sorprendenti, scampati per ora alla rincorsa alla modernizzazione che sta facendo cambiare volto all’Albania.
Le strade per raggiungere quest’area montuosa, partendo da Durazzo o da Valona se si arriva dall’Italia con il traghetto, da Tirana se si è scelto l’areo, sono via via meno scorrevoli. Non esistono arterie veloci, il manto per lunghi tratti è sconnesso, i parapetti sono un optional, l’illuminazione anche. Non si sa esattamente cosa aspettarsi dopo ogni curva. Qua e là si scorgono dei bunker, lascito del passato. Ma le distanze non sono lunghe e Scutari, il capoluogo del Nord, si raggiunge in poco più di due ore dalla capitale. Shkoder, questo il nome locale della città, è vicina al lago omonimo condiviso con il Montenegro. Poco distante dal centro si trova il museo storico che durante il regime era un luogo di detenzione. Sono conservate alcune celle e la stanza delle torture. C’erano in città 23 luoghi simili per 24mila residenti. Sulla principale via pedonale del centro un altro pezzo di storia: il museo nazionale di fotografia Marubi. Pietro Marubi, piacentino, era fuggito dall’Italia perché coinvolto nell’assassinio del Duca di Parma Carlo III di Borbone. Arrivato a Scutari fondò uno studio fotografico. Era il 1856, la fotografia era giovanissima. Divenne ben presto punto di riferimento per chi poteva permettersi un ritratto. La sua arte fu tramandata per due generazioni fino a quando nel 1970 la famiglia fu costretta a donare l’immenso archivio al governo. In estate la città è vivace, i caffè sono pieni, le bici sfrecciano per le strade. Locali dove mangiare e sistemazioni per la notte, per qualsiasi tasca, non mancano. Tra i tanti ristoranti spiccano Villa Bekteshi (per la zuppa di uova e limone) ed Elita (per la carne marinata e cotta sotto le braci per oltre 12 ore), ma se si vuole consumare un autentico pranzo albanese meglio entrare in un mengjezore, nome dato a locali semplici e con pochi tavoli dove vengono serviti per colazione e pranzo gustosi piatti a base di carne e riso, accompagnati da insalate. Tra i luoghi dove soggiornare, l’accogliente Bulldgog Hostel & Club, gestito da una coppia italo-albanese.

Scutari è la porta di accesso per due luoghi incantati. Uno è Theth, villaggio montano sparpagliato in una valle lunga e stretta a circa 900 metri sul livello del mare e circondata da vette che raggiungono i 2500 metri. I punti di riferimento sono la chiesa con il piccolo cimitero, la scuola di colore verde-azzurro e dalla torre dove si richiudevano -secondo il Kanun, codice arcaico del Nord dell’Albania- le persone coinvolte in faide nel tentativo di trovare una pacificazione. Arrivarci è già un’avventura: ci vogliono almeno tre ore lungo una strada che nella parte finale si arrampica sulla montagna, sterrata e senza parapetto, tra boschi di faggi e pini. Occorre un fuoristrada. Tante agenzie locali e alberghi organizzano viaggio e pernottamento. Si arriva e sembra di essere sulle nostre Alpi: case basse dai tetti spioventi, vitellini, maialini e capre sui sentieri, lo scrosciare dell’acqua tra le pietre. Camminando per tre ore risalendo il corso d’acqua che passa ai piedi del villaggio si arriva al Syri i kalter (o Blue eye), una sorgente fredda in cui qualche turista ha il coraggio di tuffarsi. La passeggiata è impegnativa ma si può sempre chiamare un autista per accorciare il percorso. Più vicina, a 30 minuti da Theth, è la cascata Grunasi. Fermarsi a dormire in paese è quasi d’obbligo. Molti residenti hanno attrezzato le loro dimore per farne delle guest house. Sono sistemazioni sobrie con la luce elettrica a tratti molto debole tanto che per leggere bisogna aspettare la luce del giorno. Il “pacchetto”, per altro molto economico, comprende la cena a base di prodotti locali (pollo, riso, cetrioli, pomodori, formaggio simile alla feta) e al risveglio una colazione con uova fritte, latte appena munto, pane e burro fatti in casa e una marmellata densa e con pezzi di frutta. Chi è più allenato può cimentarsi in altre escursioni come partire da Theth per raggiungere il villaggio di Valbona addentrandosi nelle montagne lungo un cammino popolato da orsi, aquile e lupi. Occorrono circa 6 ore. Chi si è accampato per la notte lungo il tragitto racconta di aver trovato la mattina davanti alla tenda due cuccioli di orsi che giocavano. Meglio non accamparsi.
C’è un altro luogo del Nord incontaminato, che per ora non teme il cemento che sta soffocando i centri balneari del Sud. Come per Theth la strada per arrivarci, un’ora e mezzo circa da Scutari, non è incoraggiante ma la visione che si apre quando, uscendo da un tunnel, si arriva nel minuscolo molo di Koman ripaga della fatica di una strada tortuosa e povera di indicazioni. Da qui ogni giorno alle 9 partono due piccoli traghetti (uno Berisha, l’altro Rozafa) che in tre ore percorrono il fiume Drin fino a Fierze. Bisogna arrivare con ampio anticipo se si vuole traghettare con la macchina, anche una prenotazione telefonica non assicura il posto se si ritarda. Per essere certi si può raggiungere Koman la sera prima per dormire nell’essenziale hotel-ristorante del molo. L’arrivo è scenografico, lo sguardo si riempie: l’acqua, i due traghetti, l’hotel e, a destra, immensa, la parete di contenimento della diga. Siamo infatti a ridosso di una centrale idroelettrica. I traghetti stipano macchine, furgoncini e gommoni fino all’inverosimile, incastrandoli uno con l’altro, sfruttando ogni centimetro disponibile. Quindi partono, non sempre puntuali, e arrivano, anche dopo 4 ore dalla partenza. La velocità di navigazione è perfetta per godersi il panorama, si passa nel mezzo di montagne dalla vegetazione rigogliosa e intatta. Verde il colore del fiume, verde il paesaggio circostante. Si costeggiano baie e isolette, accarezzati dal sole e dal vento mentre si sta seduti sul tetto del traghetto, fino ad arrivare a Fierze dove un decrepito battello arrugginito cattura per primo gli sguardi. Da qui il confine con il Kosovo è a un’ora di macchina e può essere occasione per un nuovo viaggio./repubblica/

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FLERO (BRESCIA) — Il suo passeggino rosso sulla destra, chiuso, accanto alle poltroncine di rattan. Le biciclette con il seggiolino per portarla a spasso accanto alla porta d’ingresso. Poi gli zoccoli verdi del nonno, sparpagliati accanto alle piante. E la sua maglia a righe rosse e bianche: ridotta a brandelli e appallottolata sul vialetto di casa. Tutt’intorno: i cartellini numerati posizionati dalla Scientifica e una grande chiazza di sangue. La piccola Victoria non c’è più. È morta a 14 mesi appena: sbranata dai suoi cani.
Piove a dirotto, a Flero, nell’hinterland bresciano. In via XX Settembre, zona residenziale a pochi passi dal centro del paese, dopo cena c’è un silenzio quasi surreale. Un paio di vicini sbirciano dal marciapiede oltre la siepe. Poche parole, tanto dolore.

La tragedia si consuma in un attimo, verso le 19.30. La bimba è in casa — l’ultimo appartamento di una serie di villette a schiera — con il nonno paterno (arrivato dall’Albania) quando in qualche modo, stando alla ricostruzione degli investigatori, riesce a sfuggire al suo sguardo e sgattaiolare fuori, nel piccolo cortile lastricato. Vuole giocare con i cani di famiglia, due pitbull «red noise»: li separa solo un gradino. Un gradino, prima della fine. Perché improvvisamente quegli animali che tanto ama la aggrediscono senza lasciarle via di scampo. Pochi istanti.

Per salvarla e strapparla dalla furia inspiegabile dei cani non bastano le urla dei vicini, che immediatamente chiamano il 118. E nemmeno il tentativo disperato del nonno, corso fuori, di allontanarla da quella morsa fatale. Victoria muore per le ferite riportate, soprattutto alla testa.

Nemmeno i carabinieri (sotto la guida nel neocomandante della compagnia di Verolanuova) riescono a varcare il cancello della villetta: per consentire agli operatori sanitari di provare (invano) a curare la piccola, i militari sono costretti a sparare e abbattere i due pitbull. Tre colpi. Ma è troppo tardi.

Arriva anche Olga, 22 anni, la mamma di Victoria, bresciana. Le sue urla strazianti risvegliano l’attenzione dei residenti, già preoccupati per le sirene delle ambulanze arrivate nella via. Si sente male, e anche lei viene trasportata in ospedale. Così come il suocero, 63 anni, sotto choc, che a sua volta riporta ferite (non gravi) da morso.

Egi, il padre della bambina, si trova in Germania, dove si è trasferito per lavoro dopo averlo perso qui in Italia. I vicini scuotono la testa, mentre carabinieri e tecnici Ats Prelevano le carcasse dei cani. «Solo il padre della piccola riusciva a gestirli, erano pericolosi» sussurra qualcuno, raccontando che già in passato i due pitbull avrebbero aggredito cani del quartiere.

Ancora non è chiaro cosa abbia scatenato il loro raptus. Certo è che la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo sulla vicenda: al vaglio del sostituto Roberta Panico anche la posizione del nonno, per l’omessa custodia della nipotina. Di lei, adesso, resta un passeggino rosso, chiuso. Il seggiolino agganciato alla bici della mamma. E un ricordo lacerante.
/corrieredibrescia/

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Lajm i mire per te gjithe aplikuesit e Llotarise amerikane per vitin 2017. Te gjithe ato qe nuk kan fituar ende Llotarine amerikane do te kene mundesi te provojne shansin edhe kete vit. Presidenti Donald Trump pasi mori detyrën si President i SHBA, vendosi të reduktonte vizat për llotarinë Amerikane në 50%. Mirë po duket se ky vendim nuk do të zbatohet.
Departamenti Amerikan i Shtetit konfirmoi se për vitin fiskal 2018, do të ketë sërish 50.000 viza në dispozicion të fituesve të Lotarisë Amerikane nëpër botë. Përzgjedhja si përherë është rastësore përmes një shorti kompjuterik. Numri i vizave shpërndahet mes gjashtë rajoneve gjeografike dhe asnjë vend nuk mund të marrë më shumë se 7% të totalit të vizave të shumëllojshmërisë të akorduara në një vit për këtë qëllim.

Shqipëria hyn në mesin e shteteve që kualifikohen si përfituese të Lotarisë amerikane dhe cdo vit shume shqiptare provojne shansin per ta fituar ate.

Si çdo vit Departamenti i Shtetit publikon peridhen aplikimit per Llotarine amerikane. Periudha e aplikimit nis në 3 tetor 2017 dhe vazhdon deri në 7 nëntor 2017.

Si gjihmone këshillohet të mos pritet deri në ditët e fundit për të aplikuar, sepse kërkesat e shumta mund te rëndojnë website-n e Llotarise amerikane.

Nese aplikohet vete duke e njohur mire proceduren e aplikimit dhe rregullat e saj, nuk ka tarifë për t’u regjistruar për lotarinë ndersa Tarifa e vizës paguhet ditën e intervistës në Konsullatë vetëm nga ata që do të rezultojnë të përzgjedhur.

Para aplikimit për lotarinë, duhet të kontrollohen kërkesat për kualifikim, sic eshte arsimi ose puna e specializuar. Kërkesa për arsim të mesëm të barabartë me arsimin e mesëm në Shtetet e Bashkuara është shumë e prerë dhe profesionet për të cilat përvoja e punës mund të përdoret për t’u kualifikuar, janë të kufizuara. Kualifikimet nuk shqyrtohen para intervistës, kështu që përzgjedhja për lotarinë nuk do të thotë gjithmonë se aplikanti do të kualifikohet për vizë.

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