Month: February 2017

Ci sono gli immigrati che fuggono via per disperazione e per fame, altri che decidono di lasciare il proprio paese natale per vagliare opportunità migliori e una volta trovate decidono di restituire in forme diverse ciò che hanno ricevuto. Io posso dire di appartenere a questa seconda categoria”.
Esordisce così Gentian Alimadhi, intervistato da TPI. È un avvocato di 44 anni, candidato alle primarie del centrosinistra per diventare sindaco di Parma. 
Albanese di nascita e italiano d’adozione, Gentian Alimadhi impersona un modello riuscito d’integrazione. Anche se passare dallo status di immigrato clandestino a quello di cittadino italiano a tutti gli effetti non è stato per niente semplice.
Per capire chi è questo giovane avvocato penalista occorre fare un passo indietro di almeno due decenni e arrivare ai primi anni Novanta.
In quel periodo l’Italia stava vivendo sulla propria pelle gli effetti dell’ondata di migranti clandestini provenienti dalla vicina Albania. Era il 7 marzo del 1991 quando il nostro paese scoprì di essere una terra promessa per migliaia di albanesi.
Quel giorno arrivarono nel porto di Brindisi, a bordo di navi mercantili e di imbarcazioni di ogni tipo, all’incirca 27mila migranti. Fuggivano dalla crisi economica e dalla dittatura comunista in Albania. 
Dopo il crollo del Muro di Berlino, l’ondata della crisi aveva colpito anche gli albanesi. Già nei primi mesi del 1991 diverse persone erano scappate verso le coste pugliesi, ma fino a quella mattina del 7 marzo di 26 anni fa non si era ancora visto un flusso così ampio di sbarchi. Nel porto pugliese c’erano decine di piccole navi provenienti dall’altra sponda dell’Adriatico, con a bordo circa 6500 persone bloccate dalla Capitaneria.
I boat people albanesi erano diventati un fiume inarrestabile. “Prendere la decisione di lasciare la mia casa, la mia famiglia, era stata senza dubbio sofferta”, ha raccontato Gentian Alimadhi, all’epoca appena ventenne. “Ma io volevo ricercare nuove opportunità, così decisi di affrontare quel viaggio della speranza”.
A differenza di molti suoi coetanei, che decidevano di salire a bordo delle carrette del mare per sfuggire alla povertà e alla fame, Gentian poteva ritenersi privilegiato. Era figlio di un tassista e fino ad allora aveva condotto una vita normale. Dopo il diploma di scuola superiore, decise di iscriversi alla facoltà di ingegneria di Tirana.
Dopo il primo anno di università, Gentian maturò l’idea di lasciare Fier, la sua città natale e affrontare il viaggio verso l’ignoto esplorando nuovi orizzonti. 
“È stata una scelta difficile anche perché non scappavo da condizioni disperate. Volevo scoprire quel mondo che conoscevo attraverso i programmi di Bruno Vespa e Raffaella Carrà”, ha sottolineato Gentian. “Soprattutto volevo dimostrare che potevo farcela, per me stesso e per la mia famiglia”.
Il giovane albanese seguì così l’esempio del fratello arrivato in Italia con la prima ondata di sbarchi del 1991. Fu così che due anni dopo, Gentian decise di raggiungere il fratello che nel frattempo si era trasferito da Salerno a Parma. 
“La mia famiglia non era affatto d’accordo sulla mia decisione, soprattutto sulla mia scelta di abbandonare gli studi, in un periodo di transizione politica per il mio paese dove il settore dell’edilizia stava assumendo connotati importanti”, ha spiegato Alimadhi. 
L’arrivo in Italia come clandestino 
Imbarcatosi clandestinamente in un peschereccio dal porto di Valona, Gentian giunse sulle coste di Otranto nel maggio del 1993.
“Sono arrivato sulle coste pugliesi come clandestino”, racconta Alimadhi. “Ma nonostante ciò, decisi di rimboccarmi le maniche e iniziare fin da subito a cercare un lavoro. Fui assunto da una fabbrica che produceva scarpe in pvc”.
Era passato così dai banchi universitari ai macchinari industriali di un calzaturificio parmigiano, dove trascorse tre anni della sua vita lavorando come operaio. “Uno dei periodi che ricordo con affetto. Lavoravo sodo durante il giorno e nelle ore che avevo a disposizione studiavo”, ricorda Gentian. “Con il passare dei mesi, il mio datore di lavoro notò il mio impegno e la mia determinazione e si convinse a regolarizzarmi. Era la prima volta in vita mia che lavoravo e che riuscivo a guadagnare qualche soldo”. 
Con la sanatoria del 1995-96, Gentian aveva ottenuto il permesso di soggiorno che gli conferiva finalmente una posizione più regolare, che aveva riacceso in lui la scintilla di inseguire nuovamente i suoi sogni di gloria. In cima alla lista dei suoi desideri, la volontà di proseguire gli studi universitari interrotti anni prima. 
“Volevo riscrivermi all’università di Parma, ma l’indirizzo di architettura non c’era, quindi optai per giurisprudenza”, racconta Alimadhi. “Non ero obbligato a seguire le lezioni e questo mi permetteva nel contempo di lavorare”.
Dopo le otto ore di lavoro in fabbrica come operaio, Gentian trascorreva le restanti con il capo chino sui manuali di diritto fino al giorno in cui discusse la sua tesi di laurea.
Il primo obiettivo era stato centrato: diventare dottore in giurisprudenza. Ora mancava il resto. Il praticantato in uno studio legale, l’esame di stato e l’avvio verso una carriera professionale. Ma Gentian era ancora un immigrato con un permesso di soggiorno, e non possedeva la cittadinanza italiana che rappresentava uno dei requisiti essenziali per l’iscrizione all’albo dei praticanti. 
“Il giorno della mia laurea ero quasi depresso”, spiega Gentian. “Avevo compiuto un importante passo seppur a metà. Mi sono rimboccato le maniche e ho fatto delle ricerche. Sono riuscito a iscrivermi all’albo due anni dopo aver conseguito la laurea”.
Una volta iniziato il praticantato come avvocato, Gentian ha dovuto lasciare il lavoro in fabbrica “quasi con dispiacere”. Ormai la strada per il giovane albanese arrivato clandestino in Italia era pressoché segnata.
Un altro tassello importante si è aggiunto nel 2010 quando il neo avvocato ha ottenuto la cittadinanza italiana. “Ripensando alla mia vicenda personale,  posso solo dire che in Italia ho trascorso gli anni più importanti della mia vita”, spiega Gentian. “Questo paese mi ha dato l’opportunità di studiare, di lavorare e crearmi una famiglia. Per scelta sono cittadino italiano, anche se ho la doppia nazionalità”. 
Da avvocato a candidato sindaco di Parma
Penalista con una specializzazione in diritto dell’immigrazione, come si legge nel sito del suo studio legale, Gentian incarna alla perfezione un modello positivo d’integrazione e la sua può essere letta come una storia di riscatto. 
Tuttavia, i momenti difficili ci sono stati anche per lui, come l’arrivo in un paese straniero e la sensazione di sentirsi in molti casi un estraneo, la fatica di farsi accettare in un periodo in cui gli albanesi erano visti come “i cattivi di turno”, ma anche la determinazione di riuscire nel lavoro e nello studio e il lungo percorso per ottenere la cittadinanza. 
Per non dimenticare le volte in cui i vestiti che indossava li andava a raccogliere alla Caritas, oppure le ore trascorse a inscatolare ciabatte e scarpe in lvc per sopravvivere, o le notti trascorse a dormire dentro un container con le pareti di metalli. 
A tutto ciò si contrappongono gli anni del riscatto sociale e la decisione di scendere in politica, presentandosi come outsider nella corsa alla poltrona di primo cittadini della città emiliana, sfidando alle primarie del centrosinistra in programma il 5 marzo 2017 cinque avversari. Il vincitore se la dovrà vedere a sua volta con il sindaco uscente, l’ex grillino Federico Pizzarotti. 
“Ho deciso che dopo tanto ricevere, è arrivato il momento di dare a questa città”, ribadisce ancora una volta Alimadhi che non possiede alcuna tessera di partito e gode del sostegno delle comunità di stranieri, oltre che del supporto di molti cittadini parmigiani. 
Del resto, nel corso della sua seconda vita, l’avvocato si è guadagnato la stima di numerosi cittadini grazie al suo impegno sociale all’interno della comunità albanese, che a Parma conta all’incirca 8mila persone. 
Per questa sua attività, Gentian è stato insignito del premio Sant’Ilario, massimo riconoscimento civico che viene conferito dall’amministrazione comunale. 
La scelta di partecipare alle primarie è maturata dopo numerose riunioni con i rappresentanti della Consulta degli stranieri. “Abbiamo pensato che fosse giunto il momento di fare qualcosa, il nostro momento di dare un contributo”, spiega Gentian. “Fare politica può essere un modo bellissimo di cambiare le cose dall’interno, è per questo che le persone, e soprattutto i giovani, dovrebbero tornare a interessarsene. Parma è una città che amo molto, io mi sento parmigiano e voglio rappresentare i diritti di tutti, di quelli che qui sono nati e di coloro che hanno scelto questa città per viverci”. 
Orgoglioso delle sue origini e della sua italianità acquisita, Gentian si appresta così a diventare il primo sindaco d’Italia “immigrato dall’Albania”. /tpi.it/

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Paola Guri, classe 2000, riflette sul dato sempre più alto di giovani italiani che decidono di aprire un’attività lavorativa in Albania

1997, numerosi barconi provenienti dalla vicina Albania sbarcavano sulle coste italiane. Bambini, anziani, giovani in cerca di un mondo migliore, di una prospettiva per il futuro; vedevano l’Italia come l’America europea, ricca di opportunità per tutti.

Albanesi tuttofare iniziarono ad arrivare ed insediarsi anche nella provincia di Bergamo, dove tuttora troviamo un’importante comunità del Paese delle aquile.

Dati aggiornati dell’ISTAT lasciano intravedere una diminuzione degli arrivi albanesi a Bergamo, ma oggi ciò che più stupisce è l’ingente numero di italiani, soprattutto pensionati, che si trasferiscono proprio in Albania, il Paese che per loro ha sempre fatto parte del terzo mondo: 20 mila è la cifra della nostra comunità nel Paese delle aquile.

Quali sono le vere motivazioni che li spingono a spostarsi in questa zona dei Balcani?

Innanzitutto il costo della vita è nettamente inferiore rispetto a quello che si registra in Italia, perciò una semplice pensione può essere sufficiente a condurre una vita più che dignitosa.

Altro punto molto rilevante in questa particolare scelta è la presenza di tasse inferiori a quelle italiane: 10% di pressione fiscale rispetto al 70% italiano. Inoltre, da una recente indagine, risulta che anche il fattore climatico, nettamente più mite rispetto a quello bergamasco, vada ad incidere sulla decisione di trasferirsi in quest’area.

Ma sono solo i pensionati a trasferirsi in Albania?

Ebbene no; in questo periodo risulta essere cresciuto il numero di giovani italiani, anche della provincia di Bergamo, che decidono di intraprendere lì un’attività lavorativa. È notizia recente infatti, che 600 start-up di Tirana sono di proprietà di giovani italiani che evidentemente non sono riusciti a trovare spazio nel mercato di provenienza.

Ristoranti, pizzerie, pub, queste solo alcune delle attività condotte dagli italiani in questo piccolo Paese dei Balcani: perché?

Non tutti sanno che l’Albania sta emergendo particolarmente per i suoi paesaggi magnifici che, a quanto pare, attraggono molti turisti incuriositi di scoprire tutte le bellezze nascoste del Paese; ed è proprio nel settore legato alle attività turistiche che si riscontra un notevole inserimento degli italiani.

Potrebbe quindi essere proprio l’Albania a sostituire stati come la Germania e Inghilterra? Forse è troppo presto, ma i fatti parlano chiaro: questo Paese sta crescendo a vista d’occhio e le prospettive per il futuro si mostrano delle migliori. /bergamonews.it/

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Molti italiani con problemi ai denti decidono di farseli curare dai dentisti in Albania in quanto molto economici: Tirana e Durazzo ormai sono diventati le capitali delle cure odontoiatriche.

Di seguito, faremo il punto della situazione riguardo ai prezzi e soprattutto se c’è da fidarsi. La prima cosa che salta subito all’occhio sono i prezzi, decisamente modici comparati a quelli dei colleghi italiani. La pulizia dei denti, pratica comune per preservare la salute dell’apparato dentario, costa in media 40 Euro contro una media di 100 Euro nel Belpaese, quindi farsi pulire i denti da tartaro e impurità in Albania costa meno della metà, tanto per cominciare: un risparmio di oltre 60% è un ottimo incentivo per favorire il turismo dentale.

Gli stessi italiani favoriscono il turismo dentale a Tirana e Durazzo: a parte visitare questi posti magnifici, in Albania si possono trovare dentisti veramente economici e professionali: il listino prezzi medio prevede 40 Euro per una otturazione, mentre per uno sbiancamento completo, il prezzo sale a 100 Euro. MA gli italiani si recano in terra albanese soprattutto per le protesi dentali: un intervento di applicazione protesi fissa in lega ceramica con 8 impianti di titanio qui cosa 540 Euro: il risparmio è garantito. Ma ci sarà da fidarsi di questi professionisti?

Strutture di alto livello e ambiente pulito: quindi perché i dentisti in Albania sono così economici? Semplicemente, perché a Tirana e Durazzo non c’è pressione fiscale rispetto all’Italia. Meno tasse si devono pagare, meno costa il servizio nonostante la professionalità. Le opinioni sono tutte positive, in quanto tutte le persone sono state molto colpite dalla professionalità dei dottori, dalla pulizia dell’ambiente e dalla strumentazione moderna. Inoltre, molti decidono di unire l’utile al dilettevole prenotando dei pacchetti all inclusive comprensivi di viaggio, hotel e struttura dentistica: curarsi i denti facendo anche una meritata vacanza, questo è l’obiettivo del turismo dentale albanese../lettera35

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Ermal Meta contro dj Aniceto, su twitter si scatena l’imbarazzante polemica nei confronti del cantante – Era tra i favoriti del Festival di Sanremo 2017 e la sua versione di “Amara terra mia” è riuscita a conquistare il primo posto nella serata delle cover. Eppure per Ermal Meta non sono mancate le critiche, anche da parte di personaggi noti nel mondo della musica. Nelle ultime ore il cantante di “Vietato morire” si è ritrovato al centro di uno scontro con il dj Aniceto, che pare non abbia mandato già il fatto che il cantante si sia conquistato il premio della Critica a Sanremo 2017. Si potrebbe pensare che una polemica del genere nasca da diversi gusti musicali o artistici, dal fatto che la canzone non sia piaciuta al dj o cose simili, invece la questione è ben diversa. Pare infatti che la polemica del Dj Aniceto nasca dal fatto che il cantante è albanese. Una critica che ha in poco sollevato tutto il web contro di lui e che ha suscitato l’immediato intervento dello stesso Ermal Meta.Ermal Meta contro dj Aniceto, il web sbalordito: “Sei albanese, mica è colpa mia!” – Un botta e risposta sotto forma di tweet quello tra Dj Aniceto ed Ermal Meta, che ha suscitato non poco scalpore. “Sarà pure Fiorello, ma comunque mi sembra un pò fuori luogo fa vincere un extracomunitario a Sanremo 2017 mi sembra un pò troppo” scrive dj Aniceto con tanto di hashtag Ermal Meta. La risposta del cantante non si fa attendere e, condividendo tale tweet, scrive: “La tenerezza che fa l’ignoranza e l’imbarazzo di cancellare le tracce dopo un’affermazione così stupida” scrive Ermal riferendosi, probabilmente, al gesto di eliminare poco dopo il messaggio contro di lei. Il botta e risposta continua con la risposta del dj: “Caro Ermal Meta, capisco la spocchia del vincitore, ma sei nato in Albania, mica è colpa mia!”; continua ancora il cantante “Se facessero un campionato di cogl**ni tu arriveresti secondo. Sai perchè? Perchè sei cogl**ne! Addio mangiatore di byte!”. È a questo punto che arriva la risposta conclusiva del dj Aniceto: “Ermal Meta siamo una bella coppia allora, ci manca il terzo, quello che sta al centro. Addio anche a te caro!”

ilsussidiario.net

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E se ne andrà con la targa di rivelazione pop. Tanto per gradire, Ermal Meta ha già vinto il premio per la miglior cover cantando un brano di Modugno che in qualche modo lo rappresenta: Amara terra mia. Ermal è albanese di Fier, è arrivato in Puglia con i genitori a 13 anni e da allora è diventato lentamente, anche dolorosamente italiano, crescendo sugli stessi binari che indica la canzone di Modugno: amore e amarezza, straniamento e rimpianto.

«Sono cresciuto come sarei cresciuto in Albania, ma la ferita della migrazione mi accompagnerà sempre». Amara terra mia. «Non mi aspettavo un premio del genere, anche perché non è certo uno dei superclassici di Mimmo. In più, ho cambiato la parte finale, quella dopo il falsetto. Però subito dopo aver cantato il brano all’Ariston, la vedova Modugno mi ha chiamato per farmi i complimenti». Una promozione sul campo.

La seconda dopo quella data dal pubblico quando un compositore neanche fighetto come lui ha iniziato a farsi conoscere con l’indie pop della Fame di Camilla (suonarono anche con gli Aerosmith a un Heineken Jammin’ Festival e dopo lo scioglimento sono rimasti fratelli). Poi Ermal Meta, capelli neri su di un volto irregolare ed espressivo, ha iniziato a comporre per altri. Canzoni belle. Spesso molto belle come Pronto a correre di Mengoni oppure Occhi profondi di Emma, oltre ad altri brani per Francesco Renga, Annalisa, Giusy Ferreri, Patty Pravo e Lorenzo Fragola. Insomma quasi tutto l’arco costituzionale del pop. Poi la decisione: mettersi in proprio. Diventare solista.

Mica facile per un italoalbanese che sa scrivere testi non volatili eppure comprensibili e trovare slogan che non affondano nella palude dei social. Ora che si sente «cittadino del mondo», Ermal Meta quest’anno ha fatto l’upgrade a Sanremo.

L’anno scorso era tra le Nuove Proposte e non ha vinto però ha convinto. Quest’anno è tra i Big e potrebbe vincere, seguendo passo dopo passo quella che è la favola più bella del pop: partire da zero e arrivare a cento con le proprie forze. In fondo, è Vietato morire, proprio come il suo brano in gara (e del disco appena uscito). «Dedicherei la vittoria a chi mi ha insegnato a disobbedire e a chi pretendeva di indicarmi una strada senza sapere neppure chi fossi. Tutte le volte che lo hanno detto, io ho fatto il contrario». Ciò che colpisce di Ermal Meta è la determinata pacatezza delle sue parole. Sembra serio anche quando scherza. E ride sempre con un perché, non a caso. E soprattutto ha le idee chiare, molto più di tanti altri. Ad esempio: «Non capisco perché qui in Italia si guardi musicalmente troppo all’estero. C’è troppa ammirazione per codici musicali che non sono nostri (dice proprio nostri – ndr) e che potremmo evitare».

È un invito a volersi più bene: «Un po’ di protezionismo aiuterebbe anche a fare musica migliore». Quando lo dice, non c’è un filo di retorica nella sua voce, e neppure di ansia nonostante stia correndo a destra e sinistra nei meandri dell’Ariston come se lui, qui dentro, ci fosse proprio nato.ilgiornale.it

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Partita Italia – Albania, biglietti in vendita per il match valido per le qualificazioni alla Coppa del Mondo 2018. Il match Italia vs. Albania è in programma venerdì 24 marzo alle ore 20.45 allo Stadio ‘Renzo Barbera’ di Palermo e i ticket, esclusi i diritti di prevendita, variano dai 12 euro per le curve ai 60 euro per un seggiolino in tribuna centrale. Comprensivi di diritto di prevendita il costo dei biglietti varierà dai 13,5 euro per le curve ai 66 euro per la tribuna centrale.
– TRIBUNA CENTRALE Euro 60,00
– TRIBUNA CENTRALE RIDOTTO Euro 30,00
– TRIBUNA LATERALE Euro 40,00
– TRIBUNA LATERALE RIDOTTO Euro 20,00
– TRIBUNA MONTE PELLEGRINO INFERIORE Euro 30,00
– TRIBUNA MONTE PELLEGRINO INFERIORE RIDOTTO Euro 14,00
– TRIBUNA MONTE PELLEGRINO SUPERIORE Euro 25,00
– TRIBUNA MONTE PELLEGRINO SUPERIORE RIDOTTO Euro 12,00
– CURVE E SETTORE OSPITI Euro 12,00

Italia-Albania biglietti ridotti per donne, under 18 e over 65

A comunicare il listino prezzi è stata la Federazione Italiana Giuco Calcio che ha reso noto anche le modalità di vendita: a partire da oggi sei febbraio 2017 presso i punti vendita della TicketOne e sui siti Internet della Federazione, di Vivo Azzurro e della stessa TicketOne. I ticket ridotti sono riservati alle donne, ai ragazzi fino ai 18 anni, cioè nati dopo il 24 marzo 1999, agli Over 65, nati prima del 24 marzo 1952, e ai possessori della Card Vivo Azzurro. In questo caso il listino, comprensivo di diritto di prevendita, varia dai 13,5 euro ai 33 euro per la tribuna centrale.

La partita si preannuncia molto partecipata anche dal pubblico albanese, comunità molto presente in Italia. Per questo la FIGC precisa che “i cittadini albanesi non residenti in Italia potranno acquistare esclusivamente il biglietto del Settore Ospiti rivolgendosi direttamente alla Federazione Albanese. I cittadini albanesi residenti in Italia potranno acquistare il Settore Curva Sud, attiguo al settore dove prenderanno posto anche i tifosi provenienti dall’Albania e da altre nazioni”.

Per quanto riguarda l’accredito per i diversamente abili l’accredito si potrà fare tra il 6 e il 19 marzo collegandosi sul portale della Federazione a condizione di essersi registrati sullo stesso link nel periodo compreso tra il 6 febbraio e il 5 marzo seguendo le procedure riportate. Tuttavia, ricorda la FIGC, l’accettazione delle richieste sarà “comunque fino ad esaurimento dei posti disponibili”.

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pensionati italiani in albania

L’Albania è la nuova frontiera dei pensionati italiani. E’ qui che si rifugiano gli anziani con la minima che in Italia non riescono a sbarcare il lunario e che invece, oltre il mare Adriatico, a un’ora da casa, complice un basso costo della vita, si sentono quasi ricchi.

In Albania un caffè costa 40 centesimi, l’affitto di una casa 150 euro e neppure le bollette fanno paura: con 50 euro al mese si pagano luce, acqua ed elettricità.

E così ecco che anche una pensione minima, di 500 euro, che in Italia a volte basta a malapena, in Albania diventa un piccolo tesoretto da amministrare senza tanti pensieri.

Guarda il servizio di Marzia Maglio, andato in onda martedi sera 21 gennaio a Ballarò.

Tags: Albania anziani Ballarò Marzia Maglio pensioni 

Lo streamin online di Ballaro lo potete seguire su questo link

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