Month: December 2016

Gentian Alimadhi, anni 43, avvocato penalista, coniugato con due figli, si propone alle primarie del 19 febbraio per la scelta del candidato sindaco in occasione delle elezioni amministrative della primavera prossima.

Nativo di Fier, in Albania, è a Parma da quasi 24 anni. Arrivato clandestino nel 1993 su un barcone approdato in Puglia, si è laureato, ha svolto le prime esperienze professionali e, da avvocato, ha avviato una propria consolidata attività forense. E’ cittadino italiano dal 2010.

Alimadhi ha passato i suoi primi anni in Italia lavorando di giorno in fabbrica e studiando la notte sino a laurearsi in giurisprudenza. A Parma è diventato poi primo animatore della locale comunità albanese, come presidente dell’associazione Scanderbeg, tanto da ricevere nel 2011, a pochi mesi dal conseguimento della cittadinanza italiana, il premio Sant’Ilario, il massimo riconoscimento civico del Comune.

Negli ultimi mesi si è impegnato nell’associazione Libertà uguale a favore del Sì al referendum costituzionale, ma non ha mai avuto tessere di partito e alle prossime primarie si presenta da civico.

I valori della Costituzione Italiana, “che ha incontrato da uomo di studi ma che ha, soprattutto, fatto propri come una conquista, ne guidano l’impegno civile, espresso fin qui nelle molteplici iniziative da lui condotte nell’ambito e a sostegno dei ‘nuovi italiani’ di Parma e con la partecipazione all’attività della associazione di cultura politica ‘LibertàEguale'”.

Di Parma, “ha conosciuto e assorbito le tradizioni di civismo, di amore per la convivialità, di spiccata propensione alla solidarietà. Con Parma e con i Parmigiani ha in comune la laboriosità unita alla irrinunciabile ricerca di una buona e sempre migliore qualità della vita”.

“Si sente ed è perfettamente inserito in una Parma in continuo rinnovamento, che consegna le proprie migliori tradizioni ad una gioventù dalle più diverse origini, informatizzata e connessa al mondo in cui vive in modi impensabili solo pochi decenni addietro”. “Parma – dice – mi ha dato la possibilità di realizzare i miei progetti. Volevo la mia rivincita e qui l’ho ottenuta”.

Alimadhi fa proprio il programma Parma che Funziona elaborato dal Partito Democratico, “sviluppandolo, dettagliandolo e interpretandolo nel modo che gli pare più rispondente alle attese e ai bisogni di questa Parma che cambia”.

La visione di cui si fa portatore “riguarda una la città di Parma negli anni 20 del 2000. Una città da consegnare alle nuove generazioni con le sue tradizioni migliori, di democrazia, di solidarietà, di partecipazione e di amore per la vita”.

“Una città – spiega in una nota – che cresce anche per l’attrattività esercitata verso donne e uomini delle più diverse provenienze. Questa realtà in movimento presenta problemi in parte inediti, che non si esauriscono con quelli della sicurezza e dell’accoglienza, dai quali tuttavia bisogna partire.

Una saggia azione amministrativa non si rassegnerà a considerare i nuovi arrivati come corpi estranei da tollerare ma si porrà l’obbiettivo di creare nuovi cittadini parmigiani e italiani a tutti gli effetti”.

Senza trascurare alcuno dei capitoli di questo programma, la sua azione “sarà focalizzata su alcune questioni, a suo avviso determinanti e irrinunciabili: il lavoro, in tutte le sue accezioni (dipendente, autonomo, in forma di impresa e di impiego pubblico), che va sostenuto, favorito e promosso, attivando in tale direzione tutte le potenzialità della pubblica amministrazione; la cultura: nella sua forma di promozione della ricchezza artistica e monumentale della Città ma anche, e soprattutto, come trasferimento delle migliori tradizioni, creazione di cittadinanza consapevole e attiva, radicamento dei principi di libertà, di responsabilità, e di solidarietà che informano la Costituzione e ne fanno la base della convivenza civile. Il sistema di relazioni fra Città e Scuola e fra Città e Università sarà al centro del suo impegno amministrativo; la infrastrutturazione del territorio, per incardinare Parma in un contesto vasto metropolitano, recuperando per quanto possibile ritardi ed errori che, in passato, hanno comportato parziali arretramenti.

Gentian Alimadhi si propone all’elettorato democratico di Parma come “cittadino orgoglioso sia delle proprie origini che della propria acquisita parmigianità, che intende interpretare al meglio, al servizio di questa comunità che si avvia ad entrare ormai nel cuore degli anni 2000”.

L’obiettivo è diventare il primo sindaco d’Italia “immigrato dall’Albania”. Alle primarie sfiderà il capogruppo Pd in Consiglio comunale Nicola Dall’Olio, poi Dario Costi, Paolo Scarpa e Francesco Samuele.

Lui vanta il consenso pressoché unanime della Consulta degli stranieri e quello della comunità albanese che a Parma conta 8mila persone, molti già cittadini italiani e quasi tutti, anche se non possono votare alle comunali, hanno i requisiti per le primarie. Repubblica.it

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Con un colpo di scena destinato a riempire le cronache cittadine, l’avvocato Gentian Alimadhi, 44 anni, nato in un campo di internamento a Fier (ma originario di Skrapar), sposato con due figli, cittadino italiano da 6 anni, dopo le peripezie dell’immigrazione clandestina, del lavoro in fabbrica e dello studio notturno, ha deciso all’ultimo momento utile di presentare la sua candidatura alle primarie del centrosinistra di Parma per la scelta del candidato sindaco per le elezioni municipali che si terranno nel 2017.

Il 19 febbraio 2017 svariate migliaia di cittadini parmigiani che si dichiarano di centrosinistra saranno chiamati a scegliere tra Alimadhi e altri 4 candidati, questi ultimi parmigiani di nascita, tra cui un architetto molto gradito alla potentissima Unione Industriali e il capogruppo in consiglio comunale del PD, il partito egemone del centrosinistra, a cui Alimadhi non e’ nemmeno iscritto.

Parma e’ una citta’ emiliana ricca e borghese, un po’ snob, abituata a tollerare migliaia di studenti fuorisede e anche parecchi stranieri che arrivano in citta’ per motivi di studio, di cultura e di business, ma in fondo e’ una citta’ di quella provincia che una volta si definiva “felice”, e che mai e’ stata una citta’ veramente aperta con i forestieri, figuriamoci con gli immigrati. E bene lo sanno i molti pizzaioli meridionali arrivati nel corso degli anni, e che infatti oggi si rifanno tifando tutti per “l’albanese”.

La candidatura di Gentian Alimadhi ovviamente ha una storia, perche’ il giovane avvocato di origini albanesi in citta’ si e’ veramente integrato, almeno dal punto di vista professionale e relazionale, e dalla citta’ e’ stato recentemente premiato con un premio ambitissimo, il Premio S. Ilario, prima di lui toccato a personaggi parmigiani come l’industriale Pietro Barilla o lo scrittore Alberto Bevilaqua, ma Gentian e’ stato soprattutto tra i fondatori e gli animatori della locale Associazione Scanderbeg che da anni raccoglie un gran numero di immigrati albanesi, promuovendo le loro tradizioni e la loro cultura, insegnando la loro lingua ai figli nati in emigrazione e infine animando una squadra di calcio “multietnica” che continua a salire di categoria.

La candidatura di un immigrato, perfettamente integrato nella societa’ che lo ha accolto, dovrebbe essere un motivo di vanto, in particolare per i sostenitori di una sinistra che ha sempre sostenuto posizioni molto aperte e tolleranti sul tema immigrazione, ma questa volta la sinistra parmigiana sembra che sia rimasta piuttosto infastidita.

Proprio la presenza a Parma di migliaia di albanesi (oltre 8.000 in tutta la provincia, moltissimi dei quali con cittadinanza italiana), costituisce il motivo nascosto di discussione nelle segrete stanze del potere politico parmigiano: alle ultime primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco nel 2012 a Parma hanno votato circa 8.400 cittadini, di cui circa la meta’ votarono per un candidato, voluto dai vertici del Partito Democratico, che perse rovinosamente al ballottaggio contro l’attuale sindaco Federico Pizzarotti, allora candidato del Movimento 5 Stelle.

La paura, per l’establishment del PD cittadino, e che se Alimadhi riuscisse a portare a votare tutti gli albanesi, gli altri candidati potrebbero solo leccarsi le ferite, e ancora una volta, come succede da 20 anni, il PD non riuscirebbe a mettere un suo uomo alla guida della citta’.

E Parma, dopo il primato del primo sindaco “grillino” di una citta’ capoluogo di provincia, potrebbe registrare anche il primato del primo sindaco “immigrato dall’Albania”.exit.al

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Spulciando su internet ecco un elenco di alcuni tra i molti personaggi italiani di origine albanese, distintisi per la loro attività nelle arti, nella politica e nella società italiana.

Francesco Crispi : è stato un patriota e politico italiano.Di famiglia originaria dell’Albania, fu battezzato nella fede greco-ortodossa. Figura di spicco del Risorgimento, fu uno degli organizzatori della Rivoluzione siciliana del 1848 e fu l’ideatore e il massimo sostenitore della spedizione dei Mille, alla quale partecipò.

Nicola Barbato : è stato un politico e medico italiano di etnia arbëreshë. Militante socialista, operò nell’area della provincia di Palermo, ed in particolare a Piana degli Albanesi e nei comuni limitrofi all’educazione delle classi lavoratrici ed alla conduzione del movimento contadino. Tra i fondatori e dirigente del movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori, fu tra le figure del socialismo siciliano del secondo Ottocento e i primi del Novecento.

Giulio Variboba : nacque a San Giorgio Albanese nel 1724 e, figlio di sacerdote, in giovane età fu avviato dalla famiglia agli studi ecclesiastici secondo il rito bizantino presso il Collegio Corsini di San Benedetto Ullano, da poco istituito. Terminata la formazione e ordinato sacerdote, in pochi anni, divenne Rettore del Collegio ma, a causa dell’anzianità del padre, arciprete a San Giorgio, ben presto tornò in famiglia, assumendo la funzione di parroco. Per la sua opera catechetica scoprì l’utilità dei canti in lingua arbëreshe perchè più facilmente comprensibili dal popolo, e così, cominciando dal ricordo della nascita di Gesù, si ritrovò a scriverne in diverse occasioni, fino a dare inizio alla composizione della sua opera Gjella e Shën Mërisë Virgjër (La vita della Vergine Maria).

Serèmbe, Giuseppe : Poeta italo-albanese (San Cosmo Albanese 1843 – San Paolo, Brasile, 1891). Spirito irrequieto, lasciò che la sua produzione andasse dispersa. Trentanove componimenti superstiti, raccolti dal nipote Cosmo, furono pubblicati nel 1926 in Viershe (“Versi”): scritti in dialetto italo-albanese, di tono elegiaco, contengono versi di suggestiva musicalità che annoverano S. tra i migliori lirici delle lettere schipetare. I manoscritti di 9 poesie, conservati nella biblioteca reale di Copenhagen, sono stati pubblicati da G. Gradilone in Contributo alla critica del testo dei canti di Giuseppe Serembe (1982).

BASTA, Giorgio : Conte d’Huszt (Volpiano 1544 – Praga 1607) :Figlio dell’albanese Demetrio, condottiero imperiale ma nato in Italia (a Volpiano nel Piemonte e non come erroneamente si è sostenuto, a Roccaforzata presso Taranto ovvero a S. Nicola dell’Alto presso Crotone), fu al servizio di Carlo V e Filippo II,prima sul fronte francese, poi (1590) nelle Fiandre sotto Alessandro Farnese. Passato al servizio di Rodolfo, comandò le forze imperiali in Ungheria contro i ottomani e poi contro Báthory (1599), il voivoda Michele (1600) e l’armata polacca (1601) per il possesso della Transilvania, che assoggettò ad un regime sanguinario e tirannico, innescando alla fine una rivolta popolare antiasburgica. Fatto contedi Huszt, Basta fu perciò richiamato a Praga, dove reclamò invano il saldo dei suoi crediti e dove scrisse molri manuali militari, tra cui Il maestro di campo generale… (Venezia 1606) ed Il governo della cavalleria leggera.

Girolamo De Rada : Figlio di un papàs della Chiesa bizantina italo-albanese , nato a Macchia Albanese nelle colline della Sila Greca, in provincia di Cosenza, De Rada frequentò il Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano a San Demetrio Corone. Da giovane, sulla spinta del nuovo movimento culturale romantico, cominciò a riscoprire la sua identità albanese occupandosi della raccolta del ricco folklore presente nell’Arbëria (insieme delle comunità arbëreshe) d’Italia . Nell’ottobre 1834, seguendo i desideri di suo padre, si iscrisse alla Facolta di giurisprudenza dell’Università di Napoli, ma il suo principale interesse era il folklore e la letteratura. Nel 1836 a Napoli De Rada pubblicò la prima edizione del suo poema più conosciuto in lingua albanese, i Canti di Milosao sotto il titolo italiano Poesie albanesi del XV secolo – Canti di Milosao, figlio del despota di Scutari. Dovette però abbandonare presto i suoi studi a causa di un’epidemia di colera a Napoli e ritornò a casa in Calabria.Molte scuole, vie e piazze portano il suo nome nei paesi albanesi in Italia, in Albania, in Kosovo e nei paesi albanesi di Macedonia e Montenegro. Nel cortile del Collegio italo-albanese di San Demetrio Corone si conserva il busto bronzeo del vate, dono della Repubblica Popolare d’Albania agli arbëreshë.La sua opera la più popolare in letteratura è il poema lirico Canti di Milosao, conosciuto in albanese come “Këngët e Milosaos”, una ballata romantica che mette in scena l’amore di Milosao, un immaginario giovane nobile nella Scutari del XIV secolo, che ritorna a casa da Tessalonica. Qui, nella fontana del villaggio, incontra Rina, la figlia del pastore Kollogre, e se ne innamora. La differenza di status sociale tra gli amanti impedisce a lungo la loro unione, finché un terremoto distrugge la città e tutto ciò che distingueva le classi sociali. Dopo il loro matrimonio, nasce un bambino. Ma il matrimonio non dura molto. Il bambino e la moglie di Milosao muoiono, e lui, ferito in battaglia, muore su una riva in vista di Scutari. I Canti di Milosao diedero anche forma ad un sistema alfabetico, incentrato sulla commistione di latino e greco, che, a seguito delle critiche mosse sull’Omnibus da Vincenzo Torelli, fu modificato nel 1839 all’interno dei ricordati Canti di Serafina ThopiaGiuseppe Schirò (Zef Skiroi in albanese; Piana degli Albanesi, 10 agosto 1865 – Napoli, 17 febbraio 1927) è stato un poeta, linguista, pubblicista e storico italiano di etnia arbëreshe/albanese, fra le più importanti figure del movimento culturale e letterario albanese del XIX secolo.

Giuseppe Schiro’ Zef : Patriota albanese, studioso e attento raccoglitore delle tradizioni poetiche arbëreshë, fu il primo professore universitario in Italia della Cattedra di lingua e letteratura albanese, presso l’Istituto Orientale di Napoli. È il maggior rappresentante della tradizione culturale e letteraria albanese di Sicilia, uno dei più raffinati maestri di stile della letteratura albanese, che lasciò una vasta produzione letteraria[1]. Tra gli iniziatori di una letteratura albanese rinnovata, sensibile ai modelli letterari colti, fu autorevole ispiratore degli intellettuali del suo tempo ed ebbe un ruolo importante nel movimento della Rilindja/Rinascita albanese e nell’indipendenza dell’Albania, a cui partecipò attivamente insieme alle élite intellettuali albanesi.i particolare importanza sono gli studi nel campo della filologia letteraria e della dialettologia e del tutto eccezionali rimangono gli anni trascorsi a Napoli, dove incaricato quale primo docente di Lingua e Letteratura Albanese presso l’Istituto Regio Orientale, insegnò dal 1900 sino alla morte. In questa veste rilanciò presso gli ambienti culturali e politici italiani l’idea nazionale albanese e si fece promotore di iniziative editorial-pubblicistiche, come Arbri i rii e Flamuri i Shqiperisë, nonché di sostegno politico-culturale come l’invito rivolto ad Ismail Qemal Vlora, l’artefice dell’indipendenza albanese, che raggiunse in visita ufficiale le comunità albanesi d’Italia, e prima fra tutte Piana degli Albanesi, nel periodo dell’indipendenza d’Albania.A lui è dedicata la Biblioteca comunale di Piana degli Albanesi.

Tito Schipa : figlio di Luigi e Antonia Vallone, Schipa nacque a Lecce in una famiglia arbëreshë[1][2] negli ultimi giorni del 1888, venne tuttavia registrato all’anagrafe il 2 gennaio 1889, un ritardo finalizzato a posticipare di un anno la leva militare.Il suo talento vocale fu subito notato dal maestro elementare Giovanni Albani. Nel 1902, con l’arrivo da Napoli del vescovo Gennaro Trama, il ragazzo, già soprannominato “Titu” (piccoletto), entrò in seminario, dove ebbe modo di studiare anche composizione. Dopo l’adolescenza, su consiglio del suo maestro di canto, Alceste Gerunda, Tito si recò a Milano per terminare gli studi insieme a Emilio Piccoli. Il 4 febbraio 1909 fece il suo debutto a Vercelli nella Traviata. Dopo una lunga routine di formazione nella compagnia operistica di Giuseppe Borboni, trionfò a Napoli nella stagione del 1914 diretta da Leopoldo Mugnone, dove con una Tosca leggendaria il nome d’arte “Tito Schipa” si impose definitivamente alle cronache artistiche e mondane. Parlerà correntemente quattro lingue e ne canterà undici compreso l’aborigeno australiano più, come ripeteva, il napoletano.Con una Manon del 14 gennaio 1918 al Real di Madrid anche il primo trionfo all’estero fu assicurato.Nel 1919 approdò negli Stati Uniti, invitato dal soprano scozzese Mary Garden e dall’impresario Cleofonte Campanini, che insieme gestivano la Civic Opera di Chicago. Qui sposò la soubrette francese Antoinette Michel d’Ogoy, conosciuta a Montecarlo il 27 marzo 1917 in occasione della prima esecuzione assoluta de La rondine di Giacomo Puccini, dove interpretò il personaggio di Ruggero. Da lei avrà due figlie, Elena e Liana. Il 4 dicembre Schipa debuttò trionfalmente a Chicago con Rigoletto sotto la direzione di Gino Marinuzzi. Fu un trionfo e l’inizio di una permanenza negli Stati Uniti durata oltre quindici anni concessi al pubblico statunitense, curioso di misurare la sua grandezza con quella dell’indimenticabile Caruso.

Joseph J. DioGuardi : è un politico statunitense, di origini italo-albanesi (arbëreshë). Fu membro nella Camera dei Rappresentanti, attraverso la quale rappresenta il 20º distretto congressuale di New York dal 1985 al 1989. Attualmente è presidente della Lega Civica americana albanese. fa parte del partito repubblicano ed ha lanciato, senza successo, diversi tentativi di riguadagnare un posto nel Congresso. Recentemente, nel giugno del 2007, il suo nome venne accennato come possibile candidato per il 19º congresso del distretto di New York, cosicché affrontò John Hall nell’elezione del 2008.Al Congresso, Dioguardi ebbe l’incarico di direttore finanziario, il quale affidò vari compiti di un CFO ad ogni reparto e all’agenzia del governo americano. Una successiva versione fu passata dal Congresso e firmata dal presidente George H. W. Bush, nel 1990, due anni dopo che Dioguardi lasciò il suo ufficio. Nel 1986, con il membro del congresso democratico Michael Leland, Dioguardi iniziò una legislazione per conferire la Medaglia d’Onore sulla Prima e sulla Seconda guerra mondiale agli eroi militari. Dioguardi fu sconfitto per la rielezione del 1988, dall’attivista liberale Nita Lowey. Gli anni seguenti, Dioguardi fece una serie di campagne deludenti per ritornare al Congresso. Dioguardi vinse come repubblicano primario nel 1992, ma poi perse nell’elezione generale. Ancor peggio furono le corse del 1994 e del 1996, contro la repubblicana Sue Kelly ed il democratico Hamilton Fish V. Fece ulteriori tentativi anche nelle corse del 1998 e nel 2000, ma alla fine decise di ritirarsi durante la corsa.

Regis Francis Xavier Philbin : è un conduttore televisivo, attore e doppiatore statunitense. Figlio unico, ha origini irlandesi e, da parte di madre, arbëreshë. E’ stato sposato dal 1957 al 1968 da cui ha avuto due figli: Amy (1961) e Danny (1967) Dal 1970 è sposato con Bette Joy Senese da cui ha avuto altri due figli: Joanna (1973) e Jennifer Joy (1974). Ha preso parte ad un episodio di How I Met Your Mother, il secondo della quarta stagione, Il miglior hamburger di New York.

Produzioni come attore : Little Nicky – Un diavolo a Manhattan (2000)

Jack e Jill (Jack and Jill), regia di Dennis Dugan (2011)

produzioni come doppiatoreI : Simpson – serie TV, 1 episodio (1998)

Pinocchio (2002) – voce nella versione inglese Shrek terzo (2007)

Shrek e vissero felici e contenti (2010)

Antonio Gramsci : Gli antenati paterni di Antonio Gramsci erano originari della città di Gramsh in Albania, e potrebbero essere giunti in Italia fin dal XV secolo, durante la diaspora albanese causata dall’invasione turca. Documenti d’archivio attestano che nel Settecento il trisavolo Gennaro Gramsci, sposato con Domenica Blajotta, possedeva a Plataci, comunità arbëreshë del distretto di Castrovillari, delle terre poi ereditate da Nicola Gramsci (1769-1824). Questi sposò Maria Francesca Fabbricatore, e dal loro matrimonio nacque a Plataci Gennaro Gramsci (1812-1873), che intraprese la carriera militare nella gendarmeria del Regno di Napoli e, quando era di stanza a Gaeta, sposò Teresa Gonzales, figlia di un avvocato napoletano di origini spagnole. Il loro secondo figlio fu Francesco (1860-1937), il padre di Antonio Gramsci.[1][2] Le lontane origini albanesi erano conosciute dallo stesso Antonio Gramsci, che tuttavia le immaginava più recenti, come scriverà alla cognata Tatiana Schucht dal carcere di Turi, il 12 ottobre del 1931:

Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e nel 1926 venne incarcerato dal regime fascista nel carcere di Turi. Nel 1934, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in clinica, dove trascorse gli ultimi anni di vita. È considerato uno dei più importanti pensatori del XX secolo. Nei suoi scritti, tra i più originali della tradizione filosofica marxista, Gramsci analizzò la struttura culturale e politica della società. Elaborò in particolare il concetto di egemonia, secondo il quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, con l’obiettivo di saldare e gestire il potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne.

P. Pertomilli

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