Month: May 2015

L’Albania, una miniera d’oro di talenti. Una Nazionale che sta stupendo tutti. E il merito è di Gianni De Biasi e del suo staff. L’Albania è seconda nel girone di qualificazione a Euro 2016 a pari merito con la Danimarca e a soli 2 punti dal Portogallo di Cristiano Ronaldo. L’impresa di volare alle fasi finali del campionato europeo è vicina. Sarebbe un traguardo mai raggiunto in più di 50 anni di storia. Quali sono i segreti del successo di questa Nazionale? Ne abbiamo parlato con Paolo Tramezzani, ex giocatore di Inter, Tottenham e Atalanta, attuale vice di De Biasi sulla panchina della Nazionale albanese.

calciatori albanesiL’Albania è una delle rivelazioni del cammino a Euro 2016. La qualificazione è vicina?

«E’ difficile ma sarebbe un traguardo storico perché l’Albania è una Nazionale che non ha mai partecipato a nessuna fase finale di un Europeo o di un Mondiale. Abbiamo fatto benissimo anche se sappiamo che non basta. Dobbiamo mantenere la concentrazione e continuare così».

I gravi fatti di Belgrado e il conseguente 3-0 a tavolino con la Serbia: il tuo ricordo di quella sera.

«Quello che è successo quella sera è incredibile. Poteva finire molto peggio. Avevamo paura, nei giorni precedenti alla partita ci eravamo accorti che non era una situazione semplice: era una città sotto assedio e abbiamo vissuto quei giorni in un clima irreale. Quello che succedeva fuori era assurdo ma in campo è stato diverso. Molti calciatori serbi hanno agevolato la distensione con il loro senso di responsabilità. Ora stiamo aspettando il ricorso del TAS che dovrebbe arrivare dopo metà giugno. C’è speranza anche perché la sconfitta per 3-0 a tavolino ci penalizza molto».

Lo scorso settembre ha fatto scalpore la vittoria dell’Albania in casa del Portogallo, un risultato storico. Recentemente De Biasi ha anche ricevuto la cittadinanza onoraria per meriti sportivi. Insomma siete stati ‘adottati’ da questo popolo.

«E’ un paese che ci sta dando emozioni straordinarie. E’ un popolo con una grande umanità. Vedono nel nostro percorso e nei nostri successi una sorta di riscatto. Per noi è molto gratificante».

La Serie A parla albanese già da anni. Nella Lazio ci sono Berisha e Cana: due giocatori importanti.

«Berisha è un portiere che ha scoperto Gianni (De Biasi, ndr) in una piccola formazione svedese. Ha doti importanti e il suo percorso con la Lazio è in netta crescita. Per quanto riguarda Lorik (Cana, ndr) posso solo dire che è un giocatore veramente fondamentale per questa Nazionale. E’ una bandiera».

Hysaj è stata una delle rivelazioni dell’Empoli di Sarri. E’ un terzino già pronto per fare il salto in una squadra più importante?

«Lo seguo da quando era negli allievi dell’Empoli. E’ un giocatore che ha avuto una crescita esponenziale in questi ultimi anni con Sarri. Ha una continuità che pochi hanno. E’ veramente un giocatore di rendimento che difficilmente sbaglia la partita. Grande corsa e dinamismo, può giocare a destra o a sinistra anche se lui è un destro naturale».

Negli ultimi mesi nel Parma, nonostante le difficoltà societarie, si è messo in evidenza il giovane albanese Lila. Che giocatore è?

«Mi sta sorprendendo. Ha un temperamento pazzesco nonostante la sua giovane età. E’ un centrocampista centrale ma ha anche buona qualità, quasi da trequartista. Ha voglia, fame e personalità. Ce ne sono tanti come lui qui in Albania, sono ragazzi che danno l’anima».

Ormai è già tempo di mercato. C’è qualche giovane albanese che consiglieresti a una squadra italiana?

«Sicuramente Cikalleshi, attaccante classe ’90 del RNK Spalato. Ha una grande fisicità: può fare la prima ma anche la seconda punta. Poi c’è Balaj, attaccante classe ’91, del Rijeka: lui è proprio il classico centravanti, ha deciso la sfida con il Portogallo con un grandissimo gol e ha già una buona esperienza avendo giocato con Slavia Praga e Sparta Praga. Un altro centravanti molto interessante è Sadiku in forza allo Zurigo, un classe ’91 molto forte fisicamente con un gran fiuto del gol».

Altri ruoli?

«Sicuramente Roshi, centrocampista che gioca a Francoforte nella serie B tedesca: è un esterno destro con una grande velocità».

Recentemente il ct De Biasi ha dichiarato: «In Italia c’è poca fame e troppi videogame».

«E’ un pensiero rafforzato dal fatto che qui in Albania c’è una cultura e una mentalità diversa tra i giovani. C’è sicuramente più fame, più voglia di emergere. In Italia purtroppo non è facile per i giovani trovare continuità, spesso non hanno il tempo per maturare e sicuramente questo li penalizza».

A febbraio hai incontrato con la tua Accademia Allenatori Sinisa Mihajlovi che è uno dei candidati per la panchina del Napoli. Che impressione ti ha fatto quel giorno? Può essere l’uomo giusto per il club di De Laurentiis?

«Mi ha fatto un’impressione molto positiva. Lo conoscevo già ma ho avuto la possibilità di trascorrere con lui una giornata intera. Ha un carattere che ti cattura. I suoi risultati sono sotto gli occhi di tutti: ha avuto un impatto devastante alla Samp. Ha uno stile di gioco molto chiaro e ha una grande dote: quella di far rendere i giocatori al 100%. Ha una mentalità vincente che si sposa bene con una piazza come Napoli». /corrieredellosport.it/

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serxhio daja hangoundIncontrarsi dal vivo, frequentarsi in carne e ossa: può sembrare una contraddizione in termini, ma è l’obiettivo che ispira la App “Hangound”.

Basta un click per consentire a tre persone minimo, dieci massimo, per lo più giovani studenti o non più, di fissare un appuntamento in un luogo di ritrovo della città tra i tanti censiti e precisamente mappati. In questo modo, le relazioni escono dalla rete e ritornano reali.

L’applicazione, per Ios e per Android, è stata presentata solo pochi giorni fa, il 15 maggio a Milano, giorno del taglio del nastro, e, grazie anche alla concomitanza con l’avvio di Expo, oggi già si calcolano circa 2mila utenti che l’hanno scaricata e la stanno usando, con una media di 250 al giorno, in rapida crescita. Prossima tappa sarà Roma, e poi altre grandi città.

Opera di quattro soci fondatori – Francesco de Rosa, Michele Monna (entrambi di Napoli), Daniele Barreca (Roma), Serxhio Daja (Albania) – tutti tra i 25 e 30 anni, che avevano già consolidate competenze di mercati finanziari, impresa, ingegneria aerospaziale, informatica e marketing digitale acquisite presso prestigiose università internazionali e con precedenti esperienze di lavoro che continuano in multinazionali con eccellenti posizioni. Coraggiosi, intraprendenti e attenti all’evoluzione sociale hanno pensato di soddisfare attraverso un’app la necessità di “umanizzare” la comunicazione e i rapporti sociali tra le persone che i social hanno finora messo in contatto solo virtualmente.

L’applicazione, di proprietà della società Hangound Ltd con sede a Londra, ha già conquistato un primo riconoscimento oltre oceano. È stata selezionata tra le prime 200 start up mondiali per innovazione, originalità e funzionalità ed è stata invitata a partecipare all’evento ”Collision Conferenze” a Las Vegas. Sbarcata negli Usa, l’App italo-albanese è subito finita sotto gli occhi dei più grandi digitalmen del mondo. Non solo, tra le applicazioni gratis della categoria Life Style italiana, sull’ app Store, Hangound, si classifica oggi ancora più avanti, al posto numero 111. Mentre non nascondono interesse per la start up anche alcuni investitori con cui i promotori di Hangound non escludono che possano esserci a breve accordi. Finora l’iniziativa si è totalmente autofinanziata e ha coinvolto 15 giovani talentuosi. /ilsole24ore/

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Se avessimo potuto evitare di parlare dei “riots milanesi” che hanno accompagnato l’inaugurazione di Expo 2015, forse ci sarebbe stato spazio per raccontare la storia di Klodian Elezi.

Una storia che apre un punto di osservazione diverso sulla grande esposizione mondiale. Una storia che aiuta a riflettere su temi che contano davvero per l’Italia di oggi e per quella di domani. Sulle condizioni di lavoro, sulla gestione degli appalti, sul ruolo dei media, sull’immigrazione.

Klodian_elezi_expoIl punto di vista di questa storia sta a dieci metri da terra. Sopra un ponteggio di un cantiere edile. E’ da lì che Klodian, 21 anni, di origine albanese e residente nel bresciano, è caduto e morto. Era sabato 11 aprile. Un sabato di lavoro per Klodian e per i colleghi impegnati nella chiusura a tempi record del cantiere per la costruzione della Teem, la tangenziale esterna di Milano, nei pressi del casello di Pessano con Bornago.

La magistratura ha aperto un’inchiesta sulla sua morte, perché dalle prime ricostruzioni pare che l’operaio non avesse alcuna imbragatura. Questo è il primo tema: le condizioni di lavoro in cui si opera soprattutto nel settore edile. Nel 2013 l’Inail ha accertato 660 casi di morti sul lavoro, di cui 180 nel nord ovest. 361 nel solo settore dell’industria e artigianato.

E poi c’è quel cantiere, che nelle carte della magistratura ci era già finito. I lavori per la Teem erano entrati nell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti in Lombardia, con l’arresto di 13 persone. La società appaltatrice, provvista di certificato antimafia, sarebbe stata gestita dal boss Giuseppe Galati, che direttamente dal carcere, avrebbe condotto affari e subappalti.

Mediamente in Italia due persone al giorno muoiono di lavoro. Quando i morti, tra il 2007 e il 2009, erano quasi 4 al giorno, la stampa ne parlava quotidianamente.

Di Klodian Elezi, morto a meno di venti giorni dall’inaugurazione di Expo, nessuno dei grandi media italiani ha parlato. Il suo nome e la cronaca sommaria della sua morte si trovano su alcuni canali di informazione online, a partire dal quarto giorno successivo all’incidente. Solo Servizio Pubblico e un intervento alla Camera di un deputato del M5S hanno portato questa storia su un piano nazionale.

La vita di Klodian, immigrato straniero residente da anni in Italia, che amava giocare a calcio la domenica, operaio come ce ne sono migliaia, era una vita come molte. Era una vita come quella di suo zio. Come la sua morte. Anche lo zio, immigrato, era morto sul lavoro tre anni fa.

Gli immigrati impiegati nei cantieri di Expo sono centinaia. Gli immigrati impiegati regolarmente in Italia sono migliaia. Questa storia, se raccontata, avrebbe potuto aprire una legittima discussione anche su questi temi. Ma si è fermata sull’asfalto e le vetrine sfasciate delle strade di Milano. /www.robertosaviano.com/

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