Month: January 2015

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Credit: Flickr/Jamie Moore

I newyorkesi trascorrono la maggior parte del tempo in metropolitana, lamentandosi per i ritardi o chiedendosi per quale motivo il tizio seduto al loro fianco indossi una tuta di velluto e mangi un piatto pieno di spaghetti. Chiunque utilizzi i mezzi pubblici in ogni parte del mondo condivide questi stessi disagi, ma alcuni passeggeri possono godere almeno di un beneficio: diverse stazioni metro infatti sono molto piacevoli da vedere!

Proprio per dimostrare questo vantaggio – almeno da un punto di vista estetico – abbiamo perlustrato le metropolitane di tutto il mondo e abbiamo scovato le 10 più belle

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Credit: on-a Architecture Lab

Drassanes Station
Barcellona, Spagna

Potrebbe sembrare un set di Tron o Star Wars, ma non è questo il caso. La vicinanza del Porto di Barcellona alla stazione di Drassanes, ha provocato gravi problemi a causa di allagamenti. Porprio per questo motivo la stazione è stata ristrutturata nel 2007. La società di architetti ON-A che ha condotto i lavori, voleva ricreare il look e l’atmosfera della carrozza di un treno, con pannelli di vetro rinforzato e luci a zig zag.

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Credit: Flickr/Achim Lammerts

Candidplatz
Monaco, Germania

Questa fermata della metropolitana di Monaco prende il nome da un pittore fiammingo del 16° secolo e, per questo motivo, ha un’atmosfera artistica. Il soffitto, il pavimento e i pilastri sono immersi nei colori che compongono lo spettro della luce visibile. È uno spettacolo da non perdere, sempre che tu non sia daltonico.

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Credit: Wikimedia Commons user Yulu

Jiantan Station
Taipei, Taiwan

La stazione della metropolitana più suggestiva di Taipei, la Jiantan Station, ha ricevuto sin da subito apprezzamenti per il suo design distintivo, un mix tra minimalismo moderno e il tradizionale stile delle dragon-boat cinesi. La stazione è una delle più attive della città.

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Credit: Shutterstock

Burj Khalifa/Dubai Mall Station
Dubai, UAE

Una delle stazioni più frequentate della metro di Dubai è un ottimo esempio di design uniforme realizzato in un sistema metropolitano. È dotato inoltre di un ponte pedonale lungo circa 820 metri che conduce al Dubai Mall, senza dover prendere un autobus. In che modo percorrere a piedi l’equivalente di tre campi di calcio possa essere meglio di prendere un autobus è ancora da vedere.2015-01-22-CoolestSubwayStations_6-thumb

Credit: Flickr/Milton Correa

T-Centralen
Stockholm, Sweden

Situata, come suggerisce il nome, al centro del sistema metropolitano di Stoccolma, il T-Centralen è il punto nel quale s’incrociano le tre linee metro della città. Come diverse altre fermate della Blue Line il T-Centralen è degno di nota per i soffitti e le pareti di roccia dipinti. La sensazione è quella di trovarsi in una vera grotta, anche se più luminosa e finemente dipinta.

By Gianni Jaccoma huffingtonpost.it

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pil da immigratiDagli immigrati un tesoro di 123 miliardi di euro l’anno, l’8,8% del Pil

Il “valore dell’immigrazione” in una ricerca della Fondazione Leone Moressa. “Innegabile l’apporto dei lavoratori stranieri in termini di ricchezza e sviluppo”

Gli immigrati sono un peso per l’Italia? Macché, sono una ricchezza e chi dice il contrario non sa fare i conti.

A quantificare il “valore dell’immigrazione” è una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundations, che sarà presentata il 29 gennaio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dice che i 2,4 milioni di occupati stranieri producono l’8,8% della ricchezza nazionale, per una cifra complessiva di oltre 123 miliardi di euro.

I ricercatori hanno messo anche sui piatti della bilancia i costi e i benefici dell’immigrazione. E, stando alle anticipazioni della ricerca, hanno scoperto che per le casse dello Stato le entrate riconducibili alla presenza dei cittadini stranieri superano le uscite di quasi 4 miliardi di euro.

“Il dibattito sull’immigrazione – scrivono i ricercatori – assume spesso toni ideologici, polarizzando la questione su posizioni inconciliabili che portano l’opinione pubblica ad essere o “a favore” o “contro” l’immigrazione. Oggi, invece, da un punto di vista strettamente economico, non si può sottovalutare l’apporto che il fenomeno migratorio genera in termini di ricchezza e sviluppo”.

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Porto_AlbaniaLe coste albanesi potranno usufruire di un secondo Marina, il Porto Albania

Durazzo, Albania – L’Albania è l’ultimo paese dei Balcani a interessarsi alla nautica da diporto, ma sta cercando di rimediare al tempo perduto con la costruzione di un nuovo marina, Porto Albania, con 650 posti barca a 10 miglia a sud di Durazzo.

Porto Albania sarà il secondo marina del paese, il primo è stato costruito vicino Valona. Il suo target di riferimento saranno i Mega Yachts, sogno di ogni marina del Mediterraneo.

La speranza è, visto che il marina si trova a sole 80 miglia dall’Italia, che la società proprietaria, la svizzera Finsec, oltre ai mega yacht pensi anche all’accoglienza della barche normali che comunque rappresentano oltre il 50% del fatturato di ogni marina.

Porto Albania sarà dotato anche di un moderno albergo, ristoranti, bar e servizi.

Il Marina dovrebbe essere pronto per l’autunno del 2016.

Fonte:solovela.net

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L’Albania. Cosa si pensa dell’Albania? Chi la conosce? La lingua, il territorio, le usanze, i costumi, la religione, il popolo.

Mi sono sempre chiesta come mai quando si pensa all’Albania la si associa immediatamente alle immagini dei profughi che sbarcano dalle navi e successivamente ai barconi di quel lontano periodo che seguì la guerra civile oppure un’altra associazione è quella legata a quell’aspetto intimista, ma sempre possibilista, a partire dall’abbigliamento scarno e privo di dettagli identificativi, anzi il dettaglio che identifica quasi tutti è la visione di un gruppo di persone che si chiamano immigranti quindi nullatenenti, quindi poveri, con quella faccia che chiede la pietas umana quando si trovano tutti insieme agli altri immigranti provenienti dal nord Africa o altri paesi dell’est ad attendere con il numero e la ricevuta di ritorno in mano l’apertura delle questure nelle città italiane nelle prime ore del mattino per avere il permesso di soggiorno.

Ma chi sono gli Albanesi? Questo popolo balcanico che fatica a farsi conoscere per quello che è stato e per quello che è diventato. È straordinario vedere le facce della gente quando ti chiedono “di dove sei?” e tu “sono albanese!” e loro “ah!” e comprendi subito dal rigurgito quel impertinente pregiudizio. Sono passati ventidue anni dal primo sbarco e 16 anni dall’ultimo eppure non son bastati per espiare quella colpa celata che gli albanesi hanno ma soprattutto quel pro-giudizio, e dico pro in quanto si compie un atto di favorire il mal pensare cioè a favore per cui pro il giudizio come se tutti fossero tenuti a darne uno a priori, che gli “altri” nutrono.

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Mi chiedo: “gli altri chi?” chi oggi si può permettere ancora di sentenziare su una storia e su un popolo del quale non si conosce praticamente nulla?! Ma poi accendi la televisione, leggi i giornali e tutti lo pensano, tutti lo temono “l’albanese è cattivo, è mafioso, è criminale, è senza morale, vende le proprie donne e le donne, a loro volta, sono delle meretrici, donne pronte a tutto, donne che possono portarti via il marito, il fidanzato, il compagno, insomma donne che distruggono!”.

Ecco questo è quello che di reale frulla nella mente della gente. E gli albanesi? Quelli che cercano il vero riscatto camminano a testa bassa operosi e non cercano nessuna attenzione, troppa la vergogna di un passato che non ti abbandona, che ti presenta la fattura nonostante tu non abbia colpe se non quella di essere nato nel paese delle aquile.

Altri che vivono al di sopra delle proprie possibilità ostentando una ricchezza che non possiedono, una ricchezza che non può essere associata alle possibilità di rimediare macchine di lusso o case stravaganti. Altri che hanno deciso di abbandonare le proprie vite nelle mani dei sciacalli o altri, che in Albania sono rimasti ripiegati su stessi ad attendere i figli emigrati che a loro volta, narrano una vita meravigliosa che non possiedono giusto per tranquillizzare coloro che hanno i cuori spenti e gli occhi chiusi.

Ma l’Albania oggi è mutata, è irriconoscibile. Il lavoro svolto negli ultimi quindici anni da aziende e multinazionali straniere hanno ridipinto lo scenario teatrale di questo paese che ha ospitato sette eserciti durante le guerre mondiali. Perfino i bunker, i famosi bunker che oggi si contano 750 mila in totale in tutto il territorio, quelli costruiti durante il periodo della dittatura di Enver Hoxha sono stati, su richiesta di Edi Rama oggi primo ministro dello Stato albanese, dipinti di colori sgargianti, così per ridare decoro alle città che ospitano queste costruzioni del periodo Hoxha che oggi rappresentano un pezzo di storia da non dimenticare.

È importante il concetto di “io ricordo”, talmente importante che la bandiera albanese, un’aquila a due teste su sfondo rosso fuoco, invita proprio a prendere atto di quello che è stato il passato, la testa dell’aquila che guarda a sinistra, per non compiere gli stessi errori nel futuro, la testa dell’aquila che guarda a destra della bandiera.

Ma torniamo agli albanesi e al pro-giudizio che si nutre nei confronti di questo popolo che in un modo o nell’altro ha avuto una rilevanza storica importante, per quanto riguarda il territorio che si trova al centro nei Balcani e per il legame che lo Stato albanese ha avuto con l’Italia.

È straordinario vedere che oggi l’italiano medio si trova costretto, a causa della crisi economica che incombe in Europa, a fare il viaggio all’incontrario cioè ad andare in Albania per fare le vacanze estive ad un prezzo stracciato. E già oggi succede questo, succede che l’impossibilità di non permettersi più di tenere il naso all’insù pieno del proprio giudizio porta l’altro, cioè l’italiano o altri europei, a rivalutare le proprie considerazioni razziste; gli italiani non sono più pro giudizio e così che il pregiudizio viene
meno quando imbarcano le loro macchine munite di bagagli sui traghetti che fanno il viaggio verso il paese di fronte.

Mi chiedo, come mai questo cambiamento repentino? Devono forse gli Albanesi ringraziare la “santa madre crisi” per aver rimesso in discussione il concetto del pregiudizio o semplicemente è una forma di prevenzione nei confronti di un popolo che in fondo si teme: “sono albanesi, potrebbero derubarci, potrebbero ammazzarci!”. È chiaro che la necessità può far sì che venga meno la dignità dell’uomo. Alla fine chi se ne importa. In Albania si mangia bene, perché i ristoratori che hanno aperto i locali han tutti studiato in Italia, e si dorme negli alberghi di lusso delle città costiere che ti fanno prezzi ridottissimi rispetto al cambio valuta che puoi trovare in Europa. L’Albania non la ferma più nessuno, neanche gli Italiani desiderosi di avere tutto ma che danno pochissimo. Oggi però non è il più tempo del fratello maggiore che si atteggiava, un tempo, a sceriffo riluttante. Oggi l’acqua del fiume non è più la stessa.

L’Albania negli ultimi anni, dal 2004 al 2008, ha avuto una crescita economica notevole ma questa crescita ha visto la sua caduta tra il 2009 e il 2011 a causa delle riforme fiscali e dei pochi investimenti stranieri. Per molti ancora l’Albania rappresenta una scelta pericolosa a causa della sua promiscuità culturale in un’area di transizione che si divide ancora oggi tra oriente e occidente. L‘occidentalismo a cascata che oggi si verifica in tutti gli Stati balcanici, inclusa l’Albania, racchiude in sé un carattere negativo in quanto carattere identitario poiché viene meno l’idea della balcanizzazione rispetto all’aspirazione a definirsi europei.
Il settore agricolo, o meglio l’agricoltura di sussistenza, sostiene un quinto del prodotto interno lordo del paese anche se negli ultimi anni novanta c’è stata una transizione economica con la diffusione di piccole e medie imprese manifatturiere a partire dalle calzature all’abbigliamento a piccole imprese agro-industriali che grazie alla collaborazione di società interne miste con imprenditori italiani hanno fatto si che si registrasse una crescita economica non indifferente.

Chiaramente gli imprenditori italiani investivano, nonostante i dubbi e le paure nei confronti di un territorio che si presentava inospitale a causa della mancanza di grandi reti di comunicazione moderne e veloci, in piccola scala ma questo permetteva anche la possibilità di un vero affare economico in quanto le imprese venivano favorite dal basso costo del lavoro dato che l’Albania risultava tra i paesi che avevano il più basso costo in Europa. Inoltre la disponibilità delle risorse naturali, l’Albania possiede le più importanti risorse minerarie: il nichel, il petrolio, il carbone e cromo; da sottolineare ancora la possibilità delle riserve di argilla, dolomite, gesso, bitume, marmo, vetri vulcanici e il sale marino bio-naturale di prima qualità nella regione di Valona e sulla riviera del sud del paese.

Queste imprese furono aiutate grazie alla riforma costituzionale con le prime elezioni multipartitiche nel marzo del 1991, il periodo delle prime immigrazioni in massa, e si conclusero nel 1998. Ma tra il 1997 e il 1998 a causa delle grandi insurrezioni popolari il processo di riforma e di ricostruzione sul piano politico sociale ed economico vide l’arresto e questo portò il paese in un profondo caos e con la perdita di credibilità nel panorama internazionale e con la immediata caduta degli indicatori macro-economici seguito al processo democratico.

Le cause delle rivolte popolari furono dovute al fallimento delle società piramidali ai quali gli albanesi avevano affidato i loro risparmi dietro la promessa di un’alta rendita del capitale investito. Nonostante l’instabilità creata da questi eventi conseguenti al regime di Hoxha, il quale aveva de facto inseguito una stabilità economica attraverso l’immobilismo politico e sociale, l’Albania si è risollevata dalle sue ceneri grazie alla trasformazione repentina che ha permesso una rinascita economica senza precedenti. La situazione potrebbe ulteriormente migliorare se i politici andassero oltre i loro personalismi e interessi privati ma in fondo non si può pretendere di passare da uno Stato sotto sviluppato a quello di in via di sviluppo senza la presenza dei lupi.

Possiamo dedurre che l’Italia come la comunità internazionale abbiano inciso nello sviluppo dell’economia albanese, ma è necessario sottolineare un fatto molto grave che dovrebbe farci riflettere cioè quella dell’induzione al liberismo economico. Questo liberismo ha portato nella classe politica albanese la perdita di vista dell’interesse per il bene comune a favore della collettività capitalizzata. La classe politica italiana ha effettuato le stesse politiche di Mussolini in quanto è più vantaggioso attivare politiche di sfruttamento piuttosto che riforme atte a modificare e a far crescere il paese sotto ogni profilo. Durante questa fase di invasione economica non si è provveduto al mantenimento di una rete sanitaria piuttosto che alla salvaguardia degli artigiani.

L’Albania ha stretto rapporti con gli Stati internazionali al fine di ottenere fondi europei che puntualmente arrivavano a Tirana, superando ogni altro paese dell’est europeo, ma questi aiuti spariscono all’arrivo nella capitale. L’incapacità della classe politica albanese di saper gestire le fonti economiche porta il settore pubblico ad essere pericoloso per le politiche internazionali. Ma nonostante queste dinamiche poco convenevoli è necessario sottolineare un altro aspetto fondamentale della realtà economica degli albanesi: le rimesse degli emigrati.

Gli emigrati, di cui la maggioranza in Italia a seguire la Francia, la Germania e Austria etc., hanno sostenuto il processo di trasformazione delle città albanesi. Gli emigrati. grazie alla loro permanenza all’estero e al lavoro, sono riusciti a ricostruire le loro abitazioni in Albania dando decoro e trasformando radicalmente le città ma soprattutto hanno investito con i mezzi moderni e le loro attività imprenditoriali hanno influito fortemente nel settore economico. Grazie anche alla stabilizzazione della moneta albanese negli ultimi anni in Albania si può parlare di una vera primavera economica. Un risveglio potente visibile nel numero delle imprese attive a Tirana ma va detto che questo è avvenuto anche tramite l’intervento di un processo economico informale dettato dalla poca chiarezza di alcune società imprenditoriali che agiscono borderline cioè al limite della legalità.

L’industria continua la sua crescita sempre in salita come anche il settore agricolo che tuttavia mantiene un ruolo fondamentale nell’economia albanese nonostante quest’ultima ha visto un ridimensionamento del 70% in tutto il paese. L’Albania oggi sta passando da un’economia di tipo pianificata a quella capitalizzata attraverso una struttura amministrativa che ha delle forti difficoltà nel sancire un processo evolutivo nel risanamento economico dovute specialmente alle pressioni che vengono inflitte dalla classe politica al potere poco presente. Oggi in Albania il governo di Edi Rama sta attuando delle riforme sul piano politico al fine di provvedere un ingresso di maggiori investimenti e per far fronte in special modo al debito pubblico che nel 2012 ha superato registrando il 60% del Pil.

Ma non sono i problemi economici a fermare il movimento di rinnovamento del paese che ha portato un contro esodo degli albanesi che rientrano nella propria terra riprendendo in moto ciò che avevano abbandonato durante i tempi delle società piramidali.

Da sottolineare il fatto che ad investire in Albania sono maggiormente società tedesche, olandesi, austriache e infine americane. Le società italiane che lavorano in territorio sono in numero minore e sicuramente rappresentano una realtà inferiore rispetto alle altre multinazionali. Inoltre l’Albania fa parte dell’organizzazione Nato per cui rappresenta un punto di svolta per l’occidente che necessita di mantenere gli occhi ben aperti sulla situazione medio-orientale. L’Albania di nuovo rappresenta un punto strategico tra l’Oriente e l’Occidente. Chiaramente la presenza delle truppe Nato dichiara l’appoggio incondizionato dello Stato albanese, ad un eventuale presa di posizione sul piano militare, agli americani.

Il lavoro svolto in precedenza dal presidente Berisha cioè quello dell’adesione dell’Albania alla Comunità Europea lo sta portando avanti anche il nuovo primo ministro Rama il quale trova questa necessità come un fondamentale processo evolutivo del paese. Appare chiaro, ritornando oggi nel paese delle aquile, che il panorama è mutato profondamente e in tempi velocissimi mai registrati da nessun altro paese. Ed è proprio questo cambiamento radicale che dovrebbe invitare i giovani, che hanno poca memoria o semplicemente più indaffarati a cercare una loro identità nel mondo piuttosto che ricostruire l’identità a partire dalle proprie radici, a riflettere.

È interessante osservare un paese che indossava un tempo colori grigi possa oggi aver aderito così rapidamente alla capitalizzazione. È come se ad un certo punto una intera generazione avesse chiuso gli occhi e invece di guardare indietro, per comprendere la radice delle proprie origini che dovrebbe caratterizzare il tratto identificativo di un popolo, guarda disperatamente avanti per non affondare. L’Albania ha una sua storia molto particolare e tanto antica ma sembra che quella generazione dei barconi del ’91 abbia disconnesso con il passato, come succede oggi con i cinesi nei confronti della loro storia, rinnegando a se stessi la rimessa in discussione sul piano sociale e morale del ruolo che quella vecchia classe intellettuale ebbe in quel tempo e del ruolo che avrebbe dovuto assumere nella conduzione del paese e dei propri figli. Ma quella classe politica se ne è lavata le mani e a differenza di Ponzio Pilato che lo fece dinanzi a tutti in questo caso diventa una rappresentazione simbolica per dipingere un’azione illegale di coloro che hanno abiurato nel nome del terrore il loro grido.

Trovo che sia, oggi più che mai, necessario fare un passo indietro, voglio dire che sarebbe più convenevole sedersi per comprendere e tirare fuori quella radice chilometrica per capire cosa è andato storto e per donarsi la possibilità di ricongiungere l’identità storica all’identità sociale odierna. Possiamo concludere dicendo che l’Albania oggi si presenta come un paese che non ha ancora sviluppato la transazione dall’economia pianificata a quella del libero mercato.

Lo Stato albanese non ha ancora provveduto a sviluppare delle politiche sociali che possano fronteggiare le realtà più vulnerabili e questo è dovuto alla carenza di strutture istituzionali che sanciscono il pieno sviluppo delle formule di mercato.

Autore: twitter.com/LikmetaAnita
Fonte: Huffingtonpost.it

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studiare-a-tiranaUna nuova avventura, il sogno di studiare medicina e una città tutta da scoprire. Sabrina, aquilana, racconta la sua esperienza
«Ho fatto vedere al mio sogno che veramente ci tenevo a incontrarlo, senza pretendere che facesse tutto da solo la strada per giungere fino a me. Il mio sogno mi ha portato fino a Tirana ed è da qui che inizierò la mia nuova avventura». Sabrina Lanzi, aquilana, 21 anni e un sogno nel cassetto. Studiare medicina. Un sogno così grande che la porta in Albania.

Il test di medicina è considerato un vero e proprio impedimento alla professione qui in Italia, quindi la strada albanese non è assolutamente un modo per ottenere facilmente la laurea in Medicina, ma un modo per bypassare un ostacolo tutto italiano: il numero chiuso. Anche nell’università di Tirana si svolgono test di accesso, simili a quelli italiani, ma tengono conto anche di altri fattori, come il voto con cui si esce dalla maturità.

Sabrina è felicissima dell’esperienza intrapresa.

Che tipo di città è Tirana? Ci si ambienta facilmente?
«Tirana è una città che sorprende e che va scoperta, abbattendo il muro dei pregiudizi. A primo acchitto lascia un po’ a desiderare, della serie “scendi da un TAXI e cadi in un tombino aperto”. Disagi e arretratezze ce ne sono ancora, ma il popolo albanese è attivo, giovane e pronto a riscattarsi a livello europeo. Contrariamente a tutte le aspettative, Tirana può essere definita una città poliglotta e “internazionale”, che permette di ambientarsi con facilità. Dalla lingua alla cucina sembra di essere ancora in Italia. Altre volte, invece, ho la sensazione di essere stata catapultata in Medio-Oriente, in uno di quei paesi dove la religione dominante è l’Islam. Durante il giorno, infatti, i miei studi sono scanditi dal richiamo dei “muezzin” che operano nelle moschee».

Un confronto tra il test di ammissione all’Università di Tirana e quello dell’Università dell’Aquila: differenze, criteri, difficoltà.
«Come in Italia, anche in UNIZKM è necessario affrontare un test e competere con altri aspiranti medici, dunque differenze sostanziali non ce ne sono. C’è meno concorrenza, questo sì, perché non tutti sono disposti a compiere un sacrificio così grande. Una scelta che rappresenta la linea sottile tra incoscienza e coraggio. Lasciare la famiglia, gli amici, le abitudini di una vita intera è sempre difficile e spiacevole, ma quando si ha un sogno così grande, si è disposti a tutto, anche a mettere quattro cose in valigia, oltrepassare le sponde dell’Adriatico e naufragare in Albania. L’università “Zonja e Keshillit te mire” è sinonimo dell’università di Roma Tor Vergata. Il corso di studi è equivalente a livello di programmi e di esami. Docenti di alto livello impartiscono lezioni in italiano. Il grande vantaggio è che la laurea è riconosciuta in entrambe le nazioni, offrendo così una grande opportunità agli italiani e agli albanesi che hanno la possibilità di proiettarsi verso nuove realtà».
Che percezione c’è in Albania dell’Italia?
«Ammettiamolo, la realtà di oggi fa paura, soprattutto per noi giovani italiani. Il futuro è incerto, ma l’Albania mi ha dato quella possibilità che il mio paese mi ha precluso ed è per questo che voglio dire ai ragazzi che verranno qui per la prima volta ad affrontare il test di non avere paura, ma di considerare questa esperienza come un trampolino di lancio per crescere, arricchirsi e formarsi».

Sabrina ci saluta con un bell’arrivederci in lingua albanese: “Mirupafshim”!

Fonte: Globalist.it

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tiranaA mund të dashurohesh me një qytet? Pergjigjja ime është po. Sepse është ajo çka me ndodhi mua me të mberritur në Tiranë.

Në imagjinatën time e mendoja gri e të trishtë, siç ndodh me vendet që kanë vuajtur diktaturën komuniste, që në këtë rast ka zgjatur më shumë se dyzet vjet.
Tjetër gjë nuk dija sepse informacionet që na mbërrijnë janë pak ose pothuajse aspak. Në fakt është një vend i injoruar nga shtypi dhe televizioni, gati i panjohur si për turizmin masiv, ashtu dhe për atë elitar.

Deri më sot, do të thoja unë, sepse situata është në zhvillim të vazhdueshëm. Sapo mbërrita në aeroportin e Tiranës, i madh dhe i mirëmbajtur, me njerëzit që të dalin para për të të pyetur nëse ke nevojë për ndihmën e tyre, kuptova që diçka në përfytyrimin tim duhej rishikuar. Duke përshkruar rrugën që të çon në qytet, e rrethuar nga kodrina të gjelbëruara që zbusin grinë e zymtë të asfaltit, shikimi im, përmes dritares së taksisë, përgatiste shpirtin tim për surprizën e papritur.

Sapo mbërrita në hotelin tim të vogël por tërheqës, që në të kaluarën kishte qenë një vilë elegante, tashmë e restauruar me mjeshtëri e shije me ngjyrat të bardhë e të kaltër, u ndjeva befas si në shtëpinë time. Vajza e recepsionit më mirëpret me një italishte të përsosur, merr valixhen time të rëndë, e tërheq deri në dhomë me buzëqeshjen e njeriut që ndjen kënaqësi kur ndihmon tjetrin. Mirësjellja dhe dashamirësia janë në adn-në e këtij populli.
Pa sistemuar rrobat në dollap, me padurimin për tu zhytur në këtë botë të panjohur, marr taksinë e parë që më çon në sheshin e famshëm Skënderbej, një nga të paktat vende për të cilat kisha dëgjuar.

U kapa fort te mbajtëset e taksisë që gati fluturonte mes rreshtave të makinave, me zemër të ngrirë, duke parë pirueta të vërteta në mes të një trafiku kaotik dhe të çrregullt. Arritëm në destinacion, përmes rrugëve plot me të rinj që enden të buzëqeshur e mbushin baret që duken si të ndërlidhura përgjatë rrugëve të qytetit.

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Tirana është qyteti i të rinjve

Ndihet në ajër një shpërthim vitaliteti, gëzimi, entuziazmi që përfshim këdo, që si unë, është mërzitur mpirja konsumiste e vendit tonë.
Eshtë bukur të flasësh me këdo që të afrohet. Janë njerëz të hapur, të interesuar për të ditur prejardhjen tënde, të gatshëm të hapen e të të tregojnë për studimet e tyre, për perspektivat e tyre të punësimit, shpërfillës ndaj faktit që ekonomia e vendit nuk është dhe aq e begatë. Në fakt në Shqipëri mund të jetohet me pak, nëse krahasohet me koston e jetës në qytetet e mëdha perëndimore. Një vakt i plotë për dy persona kushton 20 euro, një kafe pak qindarka, e njëjta gjë për pijet, alkolin, frutat e perimet.

Pra për ata që duan të bëjnë pushime low-cost, Shqipëria për momentin është vendi ideal. Them për momentin, sepse kam ndjesinë që sektori turistik do të shpërthejë dhe kështu që gjerat do të ndryshojnë.

Shqipëria është vendi i TOLERANCËS. Këtu është në fuqi liria fetare, një bashkëjetesë paqësore mes besimeve të ndryshme: ortodoksë, muslimane, katolikë. E njëjta gjë ndodhte gjatë rregjimit komunist, kohë në të cilën shqiptarët dhanë, pa frikë, dëshmi të besimit të tyre.

Shqipëria ka një KULTURE të lartë MIKPRITJEJE të ngrohtë që vihet re edhe në gjestet e vogla, siç mund të jenë një përqafim i papritur, një shtërngim duarsh tejet miqësor i shoqëruar me puthje. Dhe ti e ndjen që është një dashamirësi autentike dhe jo thjesht mirësjellje e shtirur.

QYTETI: është shembull i prekshëm se si mund të transformohen ndërtesa anonime në arkitektura të gëzueshme shumëngjyrëshe. Merita është e ish-kryebashkiakut, tani kryeministër i vendit EDI RAMA, i adhuruar si perëndi dhe i shpallur nga TIME Magazine, Njeriu i Vitit në Europe në vitin 2005. Ishte ai, piktori kreativ, që vendosi lyerjen e gjithë qendrës së Tiranes me te kuqe pompeiane, të gjelbër pastel, të verdhë okër që e bëjnë qytetin të ngjajë me Shën Pjetërburgun. Rrugët e gjera me pemë të mëdha konkurrojnë me ato të Parisit. Taksitë e verdha që përshkojnë pa pushim qytetin, më kujtojnë New York-un, por këtu udhëtimi kushton vetëm 2 euro.

Eshtë pra një qytet i gjallë, plot dyqane me mallra të çdo lloji, të hapura deri vonë edhe të dielën, restorante me cilësi të lartë, salla koncertesh, teatro, diskoteka. Eshtë BLLOKU, një zonë që dikur ishte e ndaluar për qytetarët, sepse aty jetonte diktatori i rrethuar me shpurën e tij. Sot është një lloj Montmartre e rezervuar për të rinjtë që kalojnë këtu mbrëmjet e tyre duke pirë e duke u dëfryer.

Vendet për të vizituar nuk janë shumë por disa prej tyre jane vërtet të bukura. KISHA ORTODOKSE me një portal të artë ashtu si edhe pagëzimorja përballë tij, ndërsa brenda, para altarit, janë rreshtuar një sërë imazhesh fetare pikërisht si në Bazilikën e Shën Markut. XHAMITE e ndryshme me minaretë që gërvishin qiellin përcjellin tingujt e ëmbël që thërrasin besimtarët për falje. Pastaj Museu Kombëtar, Galeria e Artit Modern. Këtu është organizuar ekspozita e piktorit LIN DELIJA i cili gjatë rregjimit komunist, u detyrua të arratiset e të strehohet në Antrodoco, një vend i bukur në Itali, ku zhvilloi aktivitetin e tij duke u bërë një nga piktorët më të famshëm shqiptarë.

Pastaj janë kuriozitetet historike si PIRAMIDA që diktatori Hoxha e ndërtoi si varrin e tij, tashmë e shndërruar në gërmadhë të zhveshur nga mermeri që e mbulonte.

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Në anët e urave mbi lumin Lana, mund të gjesh një sërë tezgash të gjata, mbi të cilat shitësit vendosin libra të perdorur duke i ndarë sipas tematikës dhe gjuhëve të huaja. Një treg letrar në qiell të hapur, që tregon sa i zhvilluar është interesi për kulturën. Vihet re një lulëzim iniciativash, shprehje e dëshirës për afirmim pas një periudhe të gjatë shtypjeje, gjë që e bën Tiranën, ndoshta akoma jo një metropol kozmopolit, por sigurisht qytetin e të ardhmes, që duhet njohur e dashuruar…

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A mund të dashurohesh me një qytet? Pergjigjja ime është po. Sepse është ajo çka me ndodhi mua me të mberritur në Tiranë. Nga Carla Tagliarini. Përkthyer në shqip nga Rovena Sakja

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tiranaCi si può innamorare di una città? La mia risposta è sì. Perché è quello che è successo a me arrivando a Tirana.

Nella mia immaginazione la pensavo grigia e triste, come accade quando un paese subisce una dittatura comunista, che in questo caso è durata oltre quaranta anni. Altro non sapevo perché le notizie che filtrano sono molto scarse o addirittura inesistenti. Infatti è un paese ignorato dalla stampa e dalla tv, quasi sconosciuto al turismo sia di massa che di elite.

Fin’ora, aggiungo io, perché la situazione è in continua evoluzione.

Arrivata all’aeroporto di Tirana, grande e ben tenuto, con le persone che ti vengono incontro per chiederti se hai bisogno del loro aiuto, ho capito che qualcosa della mia visione andava rivista.

Costeggiando il lungo viale che porta alla città, delimitato da colline ricoperte di verde che alleggerivano il grigiore delle strade, il mio sguardo, attraverso il finestrino del taxi, già predisponeva il mio animo a qualche inedita sorpresa.

Giunta infatti al mio albergo, piccolo ma attraente, essendo stato nel passato una elegante villa, ora sapientemente restaurata con colori bianco e celeste, mi sono sentita di colpo quasi a casa mia. La ragazza della reception mi accoglie in un italiano perfetto, prende la mia pesante valigia, la trascina in camera con il sorriso di chi è contento di poter fare una cortesia. Cortesia e gentilezza sono nel dna di questo popolo.

Senza sistemare nell’armadio i miei abiti, essendo ansiosa di immergermi in quel mondo sconosciuto, prendo il primo taxi che mi porta alla celebre piazza Skanderbeg, una dei pochi luoghi di cui ero a conoscenza.

Statua_Skanderbeg

Mi reggevo a forza al bracciolo del taxi che volteggiava tra file di macchine, col cuore sospeso, assistendo a delle vere e proprie piroette in mezzo a un traffico caotico e disordinato.

Si arriva alla meta, costeggiando strade affollate di giovani che ciondolano sorridenti e riempiono i bar che si inanellano per le vie della città.

Tirana è la CITTA’ DEI GIOVANI

C’è nell’aria una esplosione di vitalità, di allegria, di entusiasmo che coinvolge chi, come me, è annoiato dal torpore consumistico del nostro Paese.

E’ bello parlare con chiunque ti si avvicini. Sono persone aperte, interessate a sapere da che parti provieni, pronte ad aprirsi e raccontare dei loro studi, delle loro prospettive di lavoro, incuranti del fatto che in realtà l’ economia del paese non sia delle più floride. Infatti In Albania si può vivere con poco, se paragonato ai costi delle grandi città occidentali. Un pasto completo per due persone lo consumi con 20 euro, un caffè con pochi centesimi, lo stesso dicasi per bevande, alcolici, frutta e verdura.

Insomma per chi volesse fare una vacanza low cost l’Albania è per ora la terra ideale. Dico per ora, perché si ha la sensazione che il turismo stia per esplodere e in tal modo le cose cambieranno.

Tirana_by_Night

 

L’ Albania è il paese della TOLLERANZA

Qui vige la libertà religiosa, una pacifica convivenza fra le diverse fedi: ortodossi, mussulmani, cattolici. Il che già avveniva durante il regime comunista in cui gli albanesi hanno dato, senza timore, testimonianza della loro fede.

L’ Albania ha una CULTURA altamente OSPITALE, e calorosa che si riscontra anche nei vari piccoli gesti, che possono essere un abbraccio inaspettato, una stretta di mano particolarmente calorosa, accompagnata da baci. E’ una affettività veramente sentita e non falsamente ostentata.

LA CITTA’: è l’esempio tangibile di come si possano trasformare anonimi palazzi in gioiose architetture colorate. Il merito è di un ex sindaco, ora primo ministro EDI RAMA, venerato come un Dio e dichiarato da Time Magazine uomo dell’anno in Europa nel 2005. E’ stato lui, pittore estemporaneo, che ha fatto dipingere tutto il centro di Tirana di colore rosso pompeiano unito al verde pastello, giallo ocra che la fanno assomigliare a San Pietroburgo.

Gli enormi viali, costeggiati da giganti alberi, fanno concorrenza a quelli spaziosi di Parigi.

I taxi gialli, che percorrono in lungo e largo, senza interruzione la città, mi ricordano New York, anche se qui una corsa normale costa solo 2 euro.

Insomma è una città viva, piena di negozi con merce di ogni genere aperti fino a tardi anche di domenica, di ristoranti di alta qualità, di sale di concerti, teatri, discoteche.

C’è il BLOCK, un quadrato di strade, che una volta erano interdette alla gente, perché ci viveva il dittatore contornato dai suoi gerarchi. Ora è una sorta di Montmartre riservata ai giovani che qui passano le loro serate bevendo fumando e divertendosi.

Le attrazioni da visitare non sono molte ma alcune molto belle. LA CHIESA ORTODOSSA con un portale di oro massiccio come il battistero antistante, mentre nell’interno davanti all’altare sono allineate una fila di immagini religiose allineate come nella Basilica di San Marco. Le varie MOSCHEE che si stagliano alte nel cielo inviando quei dolci suoni dei muezzin, il Museo, la Galleria d’Arte Moderna, dove hanno allestito una mostra del pittore LIN DELIJA costretto, durante il regime comunista a fuggire e a rifugiarsi in Italia e precisamente ad Antrodoco, un bel paese d’Italia, dove ha svolto la sua attività, divenendo uno dei maggiori pittori albanesi.

Tirana_bn

Ci sono poi le curiosità storiche come la PIRAMIDE che Hoxha si fece costruire per la sua tomba, ora divenuta quasi un rudere essendo stata spogliata dai marmi che la ricoprivano.

Ci sono sui bordi dei ponti che attraversano il fiume, una sorta di lunghe bancarelle, su cui i venditori riversano dai loro scatoloni, una quantità di libri usati dividendoli nei vari settori e lingue straniere. Un mercato letterario all’aperto che indica come sia sviluppato l’interesse per la cultura.

C’è insomma un fiorire di tante iniziative, espressioni di un desiderio di riemergere dopo un lungo periodo di oppressione e che fa di Tirana, anche se ancora non una metropoli cosmopolita, certamente la città del futuro, da conoscere ed amarla.

Scritto da Carla Tagliarini……… albanianews.it

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albania expo 2015Riscoprire gusti originari e dimostrare che la produzione sostenibile è possibile, basta lavorare sodo, coinvolgendo i giovani in progetti di crescita. Il Primo Ministro dell’Albania Edi Rama racconta il messaggio con cui l’Albania vuole contribuire a rendere indimenticabile Expo Milano 2015.

Quale sarà il messaggio che l’Albania lancerà al mondo durante Expo Milano 2015?
Sarà un messaggio semplice ma peculiare, che fa riferimento ai valori da cui scaturisce il gusto e l’atmosfera in cui le persone godono del buon cibo. Io preferirei non svelare troppi dettagli del nostro Padiglione, ma credo che sarà una delle più belle sorprese di Expo Milano 2015. Ci concentreremo sulla scoperta di quei sapori che risalgono alle origini del Paese e a cui si ha voglia di ritornare, sapori speciali perché hanno qualcosa di profondo, di specifico di quel luogo, ma allo stesso tempo di prezioso per le giovani generazioni di tutto il mondo.
Quali politiche il suo Governo sta mettendo in  atto per una produzione sostenibile?
Stiamo lavorando sodo per dimostrare agli investitori stranieri i vantaggi di produrre in Albania, un Paese nel cuore dell’Europa che garantisce costi competitivi. Abbiamo adottato una serie di misure che permettono una prevedibilità economica e l’instaurazione di partnership tra gli investitori e il Governo. Il processo di modernizzazione, partito dall’amministrazione fiscale e doganale, si è rivelato un incentivo cruciale per favorire la produzione e gli investimenti nel Paese. Il governo sta costruendo un nuovo modello economico di crescita basato sull’occupazione. Per noi la formazione professionale è la parola chiave della produzione sostenibile. Il nostro Paese ha una popolazione giovane che, attraverso un efficace sistema di formazione professionale, è in grado di fornire un importante vantaggio competitivo e garantire una produzione sostenibile.
L’Albania farà parte del Cluster Bio Mediterraneo insieme ad Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Libia, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia e Tunisia. Quali azioni i Paesi del Mediterraneo devono realizzare per raggiungere l’obiettivo di Nutrire il Pianeta nel futuro? Quale sarà il contributo dell’Albania?
Una delle mie prime visite come Primo Ministro è stata in Puglia, dove abbiamo discusso di forme innovative di cooperazione incentrate sulla valorizzazione del territorio. Penso che sia molto importante, in questa macro-regione, decentralizzare la produzione favorendo la cooperazione e la collaborazione tra realtà locali di diversi Paesi. Grazie a questo modo di lavorare si potrà far conoscere al mondo lo straordinario insieme di valori – diversi, ma armoniosi – che rendono il cibo un’esperienza che nutre la speranza e la convivenza tra i popoli. L’Albania ha molta energia e una tavolozza unica di sapori locali da offrire alla cooperazione mediterranea. Credo che l’Albania abbia molto da dire sulla convivenza, valore che rende il cibo un mezzo di gioia, pace e prosperità. Dal mio punto di vista, il Mediterraneo rappresenta un luogo unico, in grado di contribuire al nutrimento sostenibile delle nuove generazioni, apportando valori che possono essere “assorbiti” e interiorizzati anche attraverso sapori deliziosi.
L’ospite non è l’invitato, è colui che arriva inatteso. L’ospitalità è ancora oggi un valore sacro in Albania? Come si esplicita nel momento del pasto?
Gli albanesi dicono: “Shtëpia është e Zotit dhe e Mikut”, che significa “La mia casa appartiene a Dio e all’ospite”. È seguendo questa filosofia che, una volta in tavola, il cibo migliore viene sempre offerto all’ospite, anche se non si è in grado di offrire lo stesso alle persone di casa. La precedenza viene sempre data all’ospite, che non dovrebbe mai capire se la famiglia ospitante possa permettersi, quel giorno o ogni altro giorno, di mangiare cibo di quella stessa qualità o di qualità migliore. Una volta in tavola non importa cosa si stia mangiando, bisogna essere andare adagio e essere più lenti rispetto all’ospite, in modo da non mettere alcuna fretta e fare in modo che possa godere del pasto. Questi sono alcuni dei valori fondamentali delle famiglie albanesi, trasmessi attraverso i secoli nella vita quotidiana e che ci rendono ciò che siamo, indipendentemente da ciò che abbiamo.
L’Albania è stata per secoli crocevia di culture diverse. Questo scambio in che modo ha arricchito il vostro patrimonio di sapori e saperi?
Questa è una domanda molto interessante per tutti coloro che vogliono scoprire un luogo unico, ricco di bellissimi mosaici di valori, colori e sapori. Venite a provare voi stessi, trovate la vostra personale strada per vivere l’Albania. Non è qualcosa che si può esprimere a parole… è qualcosa che si deve vivere in prima persona e che ti rimane dentro.
L’arte della pizza napoletana è stata candidata a diventare patrimonio immateriale dell’Unesco come simbolo del Made in Italy. Quale piatto o specialità albanese candiderebbe e vorrebbe che fosse conosciuto in tutto il mondo?
Non credo sia necessario sceglierne uno soltanto. Quando si parla di cibo sono molti i simboli del Made in Italy e penso valga anche per gli ingredienti, i cibi e le tradizioni dell’Albania.
Fonte: magazine.expo2015.org
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